Vibo Valentia, il Governo abolisce la Provincia taglio a 35 piccole

Nella bozza di decreto al vaglio del Consiglio dei ministri non ci sono solo i contributi di solidarietà aggiuntivi all’Irpef, già abbondantemente anticipati, che vengono comunque confermati: 5% della quota eccedente i 90.000 euro e 10% della quota eccedente i 150.000 euro per i lavoratori autonomi; e addizionale a partire dall’aliquota del 41% applicata ai redditi superiori a 55mila euro per gli autonomi. Tra i contenuti del documento su cui saranno chiamati ad esprimersi i membri dell’esecutivo ci sono anche interventi che riguardano in particolare il settore pubblico. Ad esempio i dipendenti delle amministrazioni pubbliche che non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa potrebbero perdere il pagamento della tredicesima mensilità. E, ancora, potrebbe essere stabilito il pagamento con due anni di ritardo dell’indennità di buonuscita dei lavoratori pubblici. Non è invece prevista alcuna riduzione degli stipendi degli statali, notizia che era circolata nelle prime indiscrezioni nei giorni scorsi ma sarebbe al momento saltata. Quanto alla paventata riduzione delle Province considerate inutili, dalle prossime elezioni vi sarebbe la soppressione di quelle relative ad una popolazione complessiva al di sotto dei 300.000 abitanti e tra queste in Calabria Vibo Valentia e Crotone. Il Governo vorrebbe poi la fusione dei Comuni sotto i mille abitanti – e sarebbero coinvolti circa 1.500 enti su un totale di circa 8 mila – e la riduzione dei componenti i Consigli regionali. Secondo quanto rivelato dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, l’esecutivo punterebbe alla cancellazione di 35 Province. Ci saranno poi aggiustamenti in campo previdenziale, su cui probabilmente la Lega farà pesare la propria posizione negativa. In particolare, viene anticipato dal 2020 al 2015 il progressivo innalzamento a 65 anni (entro il 2027) dell’età pensionabile delle donne nel settore privato. Sono previsti inoltre interventi disincentivanti per le pensioni di anzianità, con l’anticipo al 2012 del requisito della quota 97 data dalla somma tra età anagrafica e anni di contribuzione. Quanto alle festività infrasettimanali “non concordatarie”, ovvero non religiose, verranno spostate al lunedì. Non saranno dunque fatte coincidere con una domenica, come inizialmente previsto, ma saranno attaccate al weekend così da evitare i ponti, considerati deleteri per la produttività delle imprese. C’è poi il capitolo della lotta all’evasione fiscale. E’ stata prevista la tracciabilità – vale a dire l’obbligo di pagare con assegni o trasferimenti bancari e non in contanti – di tutte le transazioni superiori ai 2.500 euro con comunicazione all’Agenzia delle entrate delle operazioni per le quali è prevista l’applicazione dell’Iva. È inoltre previsto ‘inasprimento delle sanzioni, fino alla sospensione dell’attività, per la mancata emissione di fatture o scontrini fiscali. Nella bozza di manovra non vi sarebbe invece alcuna traccia di un possibile aumento dell’Iva. Anzi l’ipotesi sarebbe accantonata. E salterebbe anche qualunque intervento sugli immobili e i patrimoni mobiliari. E’ poi stato confermato l’aumento al 20% per tutte le rendite finanziarie, esclusi gli interessi dei titoli di Stato che restano al 12,5%.

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