Melicuccà, uno strano smarrimento di Giuseppe Fantino

Domenico Caruso

Ad oltre 36 anni dalla sua morte, la Casa Editrice “Qualecultura” di Vibo Valentia ripropone il volume “Uno strano smarrimento” di Giuseppe Fantino. La cerimonia di presentazione avverrà nella piazza Santa Maria di Melicuccà (RC) il 13 agosto 2011 alle ore 18:30. Oltre al sindaco della cittadina reggina, Emanuele Oliveri, che porgerà i saluti, relazioneranno i professori Pasquino Crupi e Francesco Gallo. Interverranno il prof. Giuseppe Antonio Martino – autore della prefazione al libro – e l’avv. Francesco Tassone – l’editore. Già il 28 giugno 2008, centesimo anniversario della nascita, lo scrittore e critico letterario Fantino venne ricordato con un annullo speciale delle Poste italiane. Più volte trattammo dell’illustre conterraneo, per tanto tempo ignorato, che avemmo la fortuna di conoscere personalmente ed apprezzare. Nato a Melicuccà (RC) il 28 giugno 1908, dopo aver compiuto gli studi elementari fino al ginnasio nei paesi del nostro Circondario, s’iscrisse al Liceo di Roma ritornando con un’otite che gli procurò la sordità. Conseguì la maturità classica a Reggio Calabria e nel 1933 si laureò in lettere classiche presso l’Università di Catania. Fantino svolse – quindi – la sua carriera d’insegnante in diverse scuole italiane concludendola a Rimini – da dove rientrò molto infermo e, nonostante le amorevoli cure del fratello Ernesto, morì il 20 febbraio 1975. Possiamo dividere l’opera di Fantino in tre sezioni: 1) Saggistica: “Scàmpoli” (4 volumi – 1958/1964); “Leopardi: Canti” – Interpretazione e saggio introduttivo – (1956); “Saggio su Papini” – (postumo – 1981). 2) Narrativa (due parti) – Novelle: “Uno strano smarrimento” – (1960); “La città incantata” – (1961); “Ho baciato sette ragazze” – (1962); “E’ proibito sognare” – (1969). Romanzi: “Parole a Maria” – (1961); “La biografia di nessuno” – (1970). 3) Teatro: “Appunti per sei drammi” – (1972). Fantino “è un pensatore che non è mai pervenuto a compromesso con la propria fede, un uomo che non ha mai prostituito il suo ingegno al potere né il suo animo alla sventura”. Ne “La biografia di nessuno” riscontriamo l’autentica personalità di Fantino, venuto alla luce in un piccolo centro della Piana, emigrante e uomo di cultura fuori corrente. Come afferma anche un suo illustre concittadino: è stato “uno scrittore che consumò la sua gioventù negli studi, per non essere assimilato ai copisti”. Alla domanda se c’è dell’autobiografia nei suoi lavori, lo stesso Fantino risponde: “Non saprei. Ma so che ogni opera d’arte è una forma di autobiografia, com’è dei fendenti di Achille che Omero – essendo cieco – probabilmente invidiava. Dunque, una forma di autobiografia nostalgica, autobiografia alla rovescia». (Da: “Appunti per sei drammi”). Finalmente il desiderio di essere ricordato si è realizzato e ne siamo orgogliosi.

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