Milano, programma straordinario nitrati iniziativa condivisibile

Fodaf, la Federazione dei dottori agronomi e dottori forestali della Lombardia, interviene di nuovo sull’annosa questione Nitrati mediante una lettera a firma del proprio presidente, Giorgio Buizza, indirizzata all’assessore regionale all’agricoltura, Gulio De Capitani, e al direttore generale della Dg Agricoltura della Regione Lombardia, Paolo Baccolo. La lettera contiene una serie di osservazioni puntuali dei dottori agronomi e dottori forestali  in vista della seconda apertura del “Programma Straordinario Nitrati”,  una serie di provvedimenti atti a promuovere la dotazione di impianti aziendali,  interaziendali e consortili per il trattamento degli effluenti di allevamento, per il contenimento del carico d’azoto, per l’ammodernamento delle strutture di stoccaggio e la connessa realizzazione di impianti agroenergetici. In Lombardia, lo ricordiamo, sono assai numerose le imprese agricole che si confrontano con il problema di adeguare i propri allevamenti alla cosiddetta Direttiva Nitrati, la quale impone forti limiti allo spandimento dei reflui zootecnici: le aziende lombarde attualmente non conformi per quantità di azoto nei reflui sarebbero oltre 4.400 su un totale di circa 10.000 interessate dall’applicazione della direttiva comunitaria. “Le finalità di questo programma di aiuti che la Regione Lombardia si appresta a varare sono pienamente condivisibili – commenta Giorgio Buizza, presidente di Fodaf–. Se si intende ridurre il carico d’azoto e il volume dei reflui generati da un gran numero di allevamenti lombardi, è senz’altro lodevole lo stimolo dell’amministrazione regionale a realizzare impianti di biogas e a favorire soluzioni tecnologiche basate sui cosiddetti processi di digestione anaerobica. L’adozione di questo tipo di strategia risulta fondamentale per l’applicazione della Direttiva Nitrati in Lombardia, essendo il territorio caratterizzato da un elevato rapporto tra effluenti prodotti e terreni disponibili per l’utilizzazione agronomica”. Il processo di digestione anaerobica, lo ricordiamo, è una fase necessaria per la sostenibilità tecnica ed economica della filiera dei trattamenti degli effluenti di allevamento finalizzati alla riduzione del carico d’azoto. Si tratta di un processo tecnico utile per conseguire anche altri importanti obiettivi, come il miglioramento della qualità dell’aria, la prevenzione delle molestie olfattive e la sicurezza sanitaria. Per Fodaf tale impostazione produrrebbe effetti positivi non soltanto di natura ambientale, ma anche in termini di sviluppo economico del comparto agricolo, perché le agroenergie non sono soltanto un contributo alla sostenibilità del processo produttivo locale, ma anche una opportunità di diversificazione delle attività produttive del settore agricolo. Infatti con le agroenergie l’agricoltore riesce a creare un’integrazione di filiera, fino a vendere il prodotto finale (energia elettrica e calore) per le quantità eccedenti i fabbisogni aziendali; inoltre lo sviluppo della funzione energetica dell’agricoltura potrebbe trascinare il settore agricolo in un ciclo virtuoso, con vantaggiosi ritorni sociali, ecologici e culturali. “Riteniamo però – aggiunge Buizza – che la buona qualità dei progetti costituisca il fattore chiave per la validità funzionale ed economica di questi impianti, nonché per la loro sostenibilità ambientale. Infatti, adeguamenti gestionali o strutturali che possono richiedere anche ingenti investimenti, se non studiati con attenzione e adeguatamente gestiti, non garantiscono che le aziende riducano effettivamente gli apporti eccessivi di azoto nei suoli e possono tradursi in sperpero di denaro sia privato che pubblico”. Proprio su questo punto ha posto l’accento la Commissione ‘Zootecnia e Ambiente’ di Fodaf, coordinata da Giambattista Merigo. “L’applicazione della direttiva n. 91/676 – ha spiegato Merigo – costituisce la prima grande criticità dell’agricoltura professionale di pianura: per questo deve essere gestita senza approssimazione e mediante il ricorso a risorse professionali adeguate. Risulta pertanto indispensabile, al fine di consentire alle imprese di affrontare al meglio le criticità e le opportunità connesse con l’applicazione della direttiva, che i progetti richiesti dalla normativa vigente siano redatti da dottori agronomi, i quali per le competenze acquisite non si limitano alla consulenza tecnica impiantistica, ma nel ruolo di professionisti specialisti supportano le aziende anche per quanto riguarda le problematiche biologiche, agronomiche, economiche e ambientali”. Il ruolo dei dottori agronomi – conclude Fodaf – è altresì essenziale per indirizzare, supportare e seguire le aziende anche nella fase di gestione e di monitoraggio dei processi, a garanzia dei benefici attesi, poiché la collettività e la Commissione Europea non stanno solo richiedendo l’applicazione formale delle norme, ma richiedono soprattutto risultati ambientali tangibili.

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