Alessandro Da Crissa abbraccia la sua Calabria

In questi tempi pieni di caporali si ha sete di uomini autentici, non di caricature che infestano il mondo mediatico e non solo. Ricorderete il famigerato film del grande Totò, “Uomini e caporali”… Oggi tutto sembra un reality, dove il segno che lo contraddistingue è la vuota superficialità e l’esibita mistificazione. Un famoso brano di Rino Gaetano degli anni ‘80 recitava nel titolo “Nun te reggae più”. Già la sensibilità di questo straordinario cantastorie aveva prefigurato e intuito la grande menzogna dell’era televisiva e di tutta la manipolazione mediatica. Ed ecco che fa bene all’anima incontrare un artista che per fortuna ha conservato intatta la sua carica umana intrisa di umiltà e accorgersi che di fronte a tante ‘forme’, come aveva teorizzato Pirandello nel suo famigerato saggio sull’Umorismo, riscopriamo la vita, l’autenticità del battito cardiaco che ci fa respirare un sorso di aria pura, una estetica fonte che coniuga la verità dell’arte con quella dell’uomo, ricca di un afflato sincero, realizzando una categoria ideale che è stata al centro della grandezza dello spirito greco. Così si è presentato Alessandro D’Acrissa alla sua gente che lo hanno visto crescere, che hanno seguito il suo cammino verso il successo. Ma lui è rimasto tra le vie di questo luogo che ha dato notorietà a tanti personaggi, tra politici e studiosi (dal sindaco di Roma Nicola Signorello, ai proff. Vito Teti e Francesco Martino, tanto per citarne solo alcuni, senza dimenticare Nicola Galloro, per tanti anni pilastro del Municipio capitolino). Da San Nicola da Crissa gli orizzonti si aprono, la vista si allarga, da nord a sud, l’anima si espande verso il mare. Così anche il canto di questo ragazzo ha trapuntato il firmamento, con un revival di pezzi ormai classici entrati nel cuore del popolo, esaltato le affinità elettive di memoria goethiana,  accompagnato dalla storica banda “Mario Aloe” di Amantea, e dalle soprano Nunzia Durante e Maria Cristina Terranova, che hanno voluto partecipare alla sua festa, nel giorno del Madonna del Santissimo Rosario, organizzata dall’omonima Confraternita. Un abbraccio sincero, scevro da ogni consunta retorica che nasconde solo vuota esteriorità. Un canto all’umiltà e alla semplicità dell’uomo che conserva dentro la voce del fanciullino di Pascoli. Ma i richiami letterari sono molteplici, come il grande Pablo Neruda e il sublime Garcia Lorca, che hanno cantato la bellezza dell’anima popolare che sgorga oltre ogni sovrastruttura e che ancora si avverte in questi luoghi che sperimentano sempre più l’abbandono, ma mai dimenticati dai suoi figli che sentono la nostalgia di un tempo e il pathos del distacco dalle radici. Alessandro D’Acrissa (all’anagrafe Alessandro Cosentino, assurto alla notorietà del grande pubblico per aver partecipato a Domenica In Rai Uno, ora impegnato in un tour teatrale in tutta Italia conla Fedradi Seneca, interpretata da Denny Mendez e Francesco Reda), forse non è mai andato via dal suo borgo natio, ha sempre portato dentro “il sentimento dei luoghi” (per citare uno dei più fortunati libri di Vito Teti  che ha codificato la filosofia della “restanza”, riaffermata nel suo ultimo e recente libro, “Pietre di pane”) e che il canto di Alessandro ha fatto rivivere come in un sogno, in una favola moderna ma senza l’incipit “c’era una volta”. Esiste ancora il motivo più autenticamente umano che ci riconcilia con un mondo immondo, dove tutto diventa spazzatura il giorno dopo, dell’usa e getta, della vuota propaganda che uccide i sogni e le speranze di tanti ragazzi, che inganna con la sua perfida menzogna l’innocenza di tante anime belle consumate e bruciate già prima di essere giovani. “Bisogna vivere a lungo per restare giovani” aveva sentenziato Pablo Picasso. Forse queste parole richiamano il dissenso verso i tempi dei “post”, della filosofia debole, preparata dall’estetismo dannunziano. E Alessandro resterà sempre giovane nel ricordo dei suoi tantissimi concittadini presenti ad ascoltare la sua voce intrecciarsi con quella di Nunzia Durante e Maria Cristina Terranova. E il riconoscimento più bello è quello che sono gli stessi colleghi di lavoro a dare, perché in un mondo degli spettacoli prostituito ai poteri, spicca l’autenticità e l’umiltà, il più grande dono che oggi un uomo possieda, oltre al canto, come ha richiamato Nunzia Durante, parlando di Alessandro.

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