Alla fine Yara è morta di stenti ed ancora si brancola nel buio

Un colpo in testa, una serie di coltellate e poi l’abbandono nel campo di Chignolo d’Isola, a una temperatura prossima allo zero. Nessuno di questi fattori è stato determinante nella morte della ragazzina di Brembate, tutti hanno concorso a stroncarne la giovane vita. Il medico legale Cristina Cattaneo, a cui è stata affidata la perizia per scoprire tutto quanto fosse possibile svelare dalla “lettura” del cadavere, ha chiesto una ulteriore proroga di dieci giorni per consegnare la sua relazione ma intanto cominciano ad aggiungersi ulteriori tasselli di verità. La relazione del perito non imprimerà una svolta alla soluzione del mistero ma alcuni punti fermi li mette sicuramente. Del Dna rintracciato sugli slip si sapeva da tempo: la traccia appartiene a un uomo di razza bianca ma non si tratta di liquido seminale e non corrisponde al Dna di nessuna delle 4 mila persone che in questi mesi sono state sottoposte al test. Ma quel residuo appartiene con ragionevole certezza alla persona che ha commesso l’omicidio. Poi c’è l’individuazione delle cause della morte. Secondo indiscrezioni Yara è morta per una serie di fattori concomitanti. Il primo è stato la botta ricevuta alla testa, quasi certamente con una pietra, che l’ha tramortita. La ragazzina in quel momento ha perduto i sensi e non si è mai più risvegliata. Poi arrivano le sei coltellate: alla gola, alle braccia, sulla schiena, tutte superficiali e nessuna mortale; quella alla gola però può aver lesionato la trachea provocando una crisi respiratoria. Alla fine Yara è morta di stenti. Il decesso in questo modo potrebbe essere stato lento. Al tirar delle somme, dunque, non solo manca l’identità del killer ma rimane oscuro anche il movente. Un’aggressione a sfondo sessuale?

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