Impianti pubblicitari, sulla sospensiva passano le aziende

La vicenda ha avuto inizio nel mese di aprile di questo anno, allorquando il Comune di Vibo Valentia ha emesso n. 47 ordinanze di demolizione di impianti pubblicitari ritenuti abusivi perché sprovvisti del permesso di costruire. La notizia era stata pubblicata su un giornale locale e l’articolo specificava che le imprese maggiormente colpite dalle ordinanze erano la Pubbliemme, la Ige Comunicazioni e l’Affitalia Outdoor. Seguiva la replica della Pubbliemme, da noi pubblicata, che non solo faceva presente di non avere ricevuto la notifica di alcuna ordinanza, ma che in ogni caso i suoi impianti non potevano definirsi abusivi per una serie di ragioni. Ebbene, le ordinanze di demolizione, sottoscritte dal dirigente del settore urbanistica e del settore polizia municipale, sono state successivamente notificate e la Pubbliemme Srl e la ditta Ige Comunicazioni – difese dagli Avvocati Olga Durante, Marica Inzillo e Vincenzo Cantafio – hanno proposto ricorso al Tar, sostenendo non soltanto che gli impianti pubblicitari sono assentiti dall’Ente competente, ma soprattutto che in materia di installazione di cartelloni pubblicitari non può ricevere applicazione il testo unico sull’edilizia, in quanto esiste una normativa speciale. “Di conseguenza, il Comune non può pretendere il permesso di costruire – si legge in una nota stampa diramata dalla Pubbliemme stessa – previsto dall’anzidetto testo unico (che ha sostituito la concessione edilizia), per giunta dopo diversi anni che i cartelloni sono stati installati e che per essi l’Ente ha sempre preteso ed incassato l’imposta pubblicitaria. All’udienza, che si è celebrata il 20 luglio scorso, il Tar ha accolto la domanda cautelare avanzata dai difensori delle summenzionate imprese ed ha sospeso gli effetti di ben otto ordinanze di demolizione degli impianti pubblicitari, fissando a dicembre la decisione nel merito”. Si tratta di una decisione che evidenzia la correttezza dell’operato della concessionaria nazionale outdoor, un’azienda che con diverse sedi in tutta Italia, nonché migliaia di impianti pubblicitari, rappresenta un fiore all’occhiello dell’economia calabrese e non solo. Del resto già nell’immediato, appena si era diffusa la notizia ad aprile, in tantissimi avevano espresso pareri favorevoli alle ragioni esposte dalla Pubbliemme. La sentenza avvalora la libertà d’impresa e va nella direzione della crescita del territorio e dell’economia vibonese. Siamo certi che a dicembre verranno confermate in toto le posizioni dell’azienda e che la stessa continuerà a costituire per il Comune di Vibo Valentia un valore aggiunto, così come lo è stato da oltre dieci anni di presenza sul mercato. Del resto, volendo analizzare in maniera obiettiva la realtà locale, servirebbe maggiore sinergia tra tutte le componenti sociali per evitare gli scontri e concentrarsi sulla risoluzione delle ataviche questioni ambientali, sul lavoro ed il rilancio complessivo. Fare rete ed evitare di contrapporsi alle imprese che garantiscono lavoro, occupazione con i fatti e non con le parole, che garantiscono pagamenti ed entrate pubblicitarie. Semmai una buona amministrazione deve puntare molto sul finanziamento dei privati attraverso gestione di progetti per avere maggiori entrate e fronteggiare l’evasione dei tributi locali. Vibo Valentia deve avere il coraggio e la capacità di attrarre le sue energie positive e produttive, evitare che altri cervelli ed imprese fuggano via e piuttosto creare il terreno perché, anche chi è fuori, torni in Calabria. Forse è un’utopia ma i sogni sono belli e a volte si realizzano, si tratta di volerlo…
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