San Calogero, Italia Nostra denuncia la grave situazione ambientale causata dai veleni interrati in località Tranquilla

In Calabria si vive di paradossi e di contrasti eclatanti. “Tranquilla” evoca un luogo di pace, e invece adesso, viene associata all’inferno, con il fuoco che invece di bruciare e purificare i malfattori e i peccatori, è diventato luogo infernale anche per tutti. È un destino tragico come anche il significato delle parole qui da noi nasconda un paradosso e si riveli una maledizione. Ma  è giunto il tempo, ormai non più procrastinabile, di reagire e di smascherare questi progetti criminosi che vanno anche ad inquinare l’etimo stesso del linguaggio, la libertà di poter esprimere la verità. È un chiaro segno dei tempi che i valori si siano rovesciati e siano funzionali agli spregiudicati e spregevoli interessi di esseri ignobili che per danaro provocano dei danni irreversibili al territorio, al paesaggio e all’ambiente, e di conseguenza alla salute, alla vita dei cittadini e in particolare a quella dei bambini. Ma come è possibile, chiediamo, che esseri umani arrivano a commettere questi ignobili reati? Come è possibile mettere a repentaglio la vita delle persone e magari anche dei propri figli per lo “sterco del demonio”? Dopo le navi dei veleni, questi rifiuti tossici sono l’ennesimo reato che allarga il buco nero in cui si è infilata questa regione. E cosa più grave, questi reati sono stati commessi con la complicità di responsabili istituzionali, che come al solito, sono conniventi. Che futuro potrà avere questo territorio quando coloro che sono deputati a tutelare il bene della comunità si alleano in modo spregevole con il male? Di fronte a questi comportamenti bisogna gridare la propria indignazione, la propria rabbia, non aver paura di chiamarli esseri abietti e indegni. A loro si dovrebbe applicare la legge del contrappasso, farli  vivere nei siti che sono stati inquinati con le loro stesse mani. La società civile deve reagire. Non può più accettare che i diritti sanciti dalla Costituzione, che i sentimenti di bellezza, di amore verso la propria vita, la sacralità della natura, possano essere oltraggiati in modo così vile e ignobile. Ci sono dei limiti oltre il quale non è più possibile tollerare questo degrado umano, sociale e civile che sta investendo tutta l’Italia e in particolare la  nostra regione e il nostro territorio. Che cosa bisogna fare? Lasciare che la situazione vada avanti così, rassegnarsi che personaggi indegni continuino a fare scempi, ad uccidere il futuro di questa terra? “Come Delegazione Vibonese di Italia Nostra, nel nome del suo illustre fondatore Umberto Zanotti Bianco, che ha lottato contro ogni ingiustizia, per la dignità e il riscatto di questa regione, che si è battuto per far affermare gli ideali di bellezza, il rispetto del paesaggio e dell’ambiente, che ha speso la sua esistenza per testimoniare il valore della cultura intimamente connessa al sacro rispetto della natura e delle testimonianze del passato, non possiamo rimanere indifferenti e passivi di fronte ad un quadro sconvolgente che fa pagare sempre agli onesti, agli innocenti, mentre gli arroganti, i prepotenti, i furbi e i criminali, agiscono come se il territorio e le istituzioni fossero delle cloache per i loro sporchi bisogni”. E’ quanto si legge in una nota di Italia Nostra e del presidente della delegazione provinciale Gaetano Luciano. “Per questo plaudiamo all’azione di contrasto che hanno compiuto il procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo, assieme al Comando provinciale della Guardia di finanza guidata dal cap. Luca Bonatesta. Il procuratore Spagnuolo aveva già da tempo denunciato il grave danno ambientale presente nel sito della fornace in località Tranquilla, considerandolo una bomba ecologica di proporzione spaventose, come emerge dalle indagini che sono state rese note. Allora chiediamo alla società civile, alle associazioni, agli enti, ai cittadini, in particolare agli artisti, agli intellettuali, alla Chiesa, alle persone sensibili che hanno a cuore la difesa e la tutela del territorio di reagire con forza, di raccogliere questo appello, di organizzare un’azione forte di protesta civica, di avviare una campagna per denunciare in modo determinato il degrado, lo scempio e gridare la rabbia contro questi ignobili reati e contro chi li compie, che uccidono ogni fiducia, ogni tentativo di dare a questo territorio un futuro, una speranza; e di farlo all’indirizzo italianostra@arkai.org. E’ ora di dire basta. Dopo anni e anni di mancanza di tutela con la complicità di alcuni responsabili istituzionali, non si può più tollerare più che simili disastri vengano compiuti in modo spregiudicato. Invitiamo inoltre il sindaco del Comune di San Calogero Nicola Brosio e la sua amministrazione, invece di spendere le proprie energie per la realizzazione di un sito per lo smaltimento dei rifiuti, sulla cui struttura e gestione non c’è ancora chiarezza, di desistere da questo progetto, di dare la possibilità ai cittadini di potersi esprimere come hanno chiesto, attraverso un referendum. Il Comitato etico di tutela del territorio, sorto per contrastare il progetto per la realizzazione dell’impianto che prevede una mega discarica, avevano già informato lo stesso procuratore  Mario Spagnuolo, con un esposto che metteva in rilievo la situazione di pericolosità del sito per il forte impatto ambientale a causa anche della prossimità del sito incriminato; di ciò è stato informato anche il prefetto Luisa Latella. Come Delegazione Vibonese di Italia Nostra, si ribadisce la netta contrarietà di far realizzare l’impianto per lo smaltimento dei rifiuti sia perché la località è già pesantemente inquinata e sia perché andrebbe a deturpare un luogo ricco di bellezze paesaggistiche e con una vocazione agricola importante per l’economia del territorio, per gli splendidi e maestosi uliveti che accompagnano la statale 18 fino alla Piana di Rosarno, e per la posizione geografica. Le risorse che si stanno impiegando per questo progetto dovrebbero essere invece rivolte alla bonifica del territorio, perché la salute dei cittadini e il rispetto dell’ambiente, sono un valore inalienabile stabilito dalla stessa Costituzione, ed evitare di alimentare certi meccanismi perversi che usano l’emergenza dei rifiuti per speculare e favorire il malaffare, come insegna questa ennesima operazione denominata “Poison” che ha smascherato il turpe traffico di scorie pericolose”.