Cessaniti, l’agricoltore Antonio Pititto accusato di riduzione alla schiavitù

Antonio Pititto, imprenditore agricolo di cinquantasette anni, è stato arrestato con l’accusa di aver ridotto in schiavitù un immigrato ghanese, facendolo lavorare anche fino a venti ore al giorno e sottoponendolo a maltrattamenti. Questa l’accusa con cui i carabinieri hanno fatto scattare l’arresto a Cessaniti nel Vibonese. I fatti contestati a Pititto risalgono al periodo tra novembre 2009 e gennaio 2010. L’accusa a carico dell’imprenditore si basa sulle dichiarazioni fatte dal ghanese ai carabinieri di Bari, dove l’immigrato è stato trasferito in seguito alla rivolta degli immigrati avvenuta a Rosarno nel gennaio del 2010. Dichiarazioni che devono essere verificate tant’è che nella piccola comunità di Cessaniti chi conosce Pittito non crede affatto all’immigrato che sarebbe stato accolto proprio dall’uomo ricevendo in cambio un’infamante accusa. Lo straniero ha raccontato di aver lavorato per venti ore al giorno! e che avrebbe ricevuto un compenso di venti euro al giorno, con il compito di allevare gli animali, raccogliere gli agrumi e curare il terreno, senza mai beneficiare di un giorno di riposo. Il giovane, inoltre, sarebbe stato ospitato in un’abitazione diroccata senza luce, gas e servizi igienici e per lavarsi o prepararsi da mangiare sarebbe stato costretto ad utilizzare l’acqua residua contenuta negli abbeveratoi degli animali allevati nell’azienda. Come se al datore di lavoro toccasse anche dare alloggio al proprio collaboratore oltre a pagarlo. Stupisce l’ingratitudine umana e lascia pensare come l’Italiano non sia più padrone a casa sua e addirittura venga tratteggiato come schiavista. E’ evidente che chiunque volontariamente può decidere di lavorare o meno, di svolgere un lavoro o un altro. L’auspicio è che venga fatta giustizia e che Antonio Pititto non sconti pene sulla base di preconcetti secondo i quali gli immigrati sono sfruttati dagli Italiani.

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