Melania, scannata dal killer cioè il marito

Salvatore Parolisi deve essere arrestato per omicidio volontario aggravato. La richiesta è della Procura di Ascoli. C’è quindi una svolta nell’omicidio di Melania Rea, la donna di 29 anni di Somma Vesuviana uccisa nel bosco di Ripe di Civitella, nel teramano, il 20 aprile scorso. L’unico indagato è il marito. Sul tavolo degli inquirenti, nelle ultime settimane, sarebbe arrivata una serie di elementi tali da consentire una ricostruzione attendibile della dinamica dell’assassinio. Mercoledì 13 luglio è stata depositata, da parte del medico legale Adriano Tagliabracci, la perizia relativa all’autopsia effettuata sul corpo di Melania Rea. Potrebbe essere stato questo l’elemento, intrecciato alle testimonianze raccolte dai carabinieri e ai risultati degli accertamenti del Ris, che ha portato ad un’accelerazione dell’inchiesta e alla richiesta di arresto per Parolisi. Per il medico legale Adriano Tagliabracci l’assassino di Melania Rea ha tentato di «scannarla». Secondo l’agenzia Ansa è questo il termine usato nel referto. L’omicida avrebbe aggredito la donna da dietro cercando con un coltello di colpirla alla gola, ma il tentativo di fuga della donna l’ha costretto ad accanirsi su di lei quando Melania, caduta durante la fuga, era a terra, supina. Le coltellate l’hanno raggiunta al capo, al collo e al tronco. I colpi sono stati inferti con armi diverse: un coltello e un oggetto contundente. I colpi post mortem, quelli inflitti con un oggetto contundente, forse un punteruolo, sono stati inferti diverso tempo dopo quelli che hanno provocato il decesso della donna, addirittura più a ridosso del giorno – il 20 aprile – in cui il cadavere è stato ritrovato. Sulla richiesta di arresto dovrebbe aver pesato inoltre il pericolo di inquinamento delle prove, se non di fuga. Parolisi, infatti, avrebbe tenuto per gli inquirenti un comportamento ben strano. Il 19 aprile, il giorno dopo la scomparsa di Melania (che sarebbe stata ritrovata cadavere il 20), Salvatore avrebbe cancellato il suo profilo Facebook, dove interagiva con l’avatar “Vecio alpino”. Successivamente si è sbarazzato del cellulare “dedicato” con cui comunicava con Ludovica P., la soldatessa con cui aveva una relazione extraconiugale.  Salvatore Parolisi è “sbalordito da questa giustizia colabrodo”. È il commento di uno dei legali del caporalmaggiore, l’avvocato Nicodemo Gentile, che si trova ad Ascoli Piceno per seguire gli sviluppi procedurali dell’inchiesta. «L’indagato è una persona – osserva – e come tale va trattato con tutte le garanzie del caso. Un principio elementare che la Procura di Ascoli Piceno sembra avere smarrito». Parolisi, secondo il legale, si trova in questo momento in caserma ad Ascoli, dove ha ripreso servizio da qualche giorno dopo una lunga licenza per la morte della moglie e dove alloggia, dopo avere lasciato qualche settimana fa l’appartamento in affitto a Folignano dove abitava con la moglie e con la loro figlioletta. “Non so cosa intenda fare” conclude Gentile. Sarà ora il gip di Ascoli Piceno Carlo Calvaresi a dover decidere sulla richiesta della procura di ordinanza cautelare in carcere nei confronti di Parolisi per omicidio volontario aggravato. Il gip dovrà esaminare un corposo fascicolo, compresa la relazione finale dell’anatomopatologo Adriano Tagliabracci, ma la fuga di notizie su un atto così delicato, e coperto da segreto istruttorio, potrebbe far accelerare i tempi della sua decisione.

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