Dopo Ubs finisce nel mirino degli Stati Uniti la Credit Suisse

Il governo di Washington ha aperto un’inchiesta contro la banca svizzera Credit Suisse nel quadro della lotta della lotta dell’amministrazione Obama all’evasione fiscale e all’occultamento di fondi all’estero. La notizia è stata data dallo stesso istituto di credito di Zurigo, che afferma di esserne stato informato ieri dal Dipartimento della giustizia Usa e che si tratta di un’inchiesta nei confronti dell’insieme del sistema bancario. “Credit Suisse intende continuare a cooperare con le autorità americane per risolvere la questione”, si legge in una nota del gruppo, che “ha già iniziato a rispondere alle richieste di informazioni, comprese le citazioni in giudizio”. Il Governo svizzero è da tempo in trattative con le autorità Usa per risolvere il problema di asset non tassati detenuti da cittadini statunitensi in conti bancari svizzeri. Nell’indagine, quattro banchieri che hanno lavorato a Credit Suisse sono accusati di aver convinto i clienti negli Stati Uniti ad evadere le tasse attraverso conti bancari segreti. Nell’ottobre del 2008, la banca, riporta Bloomberg, aveva “migliaia” di conti, per un valore di circa 3 miliardi di dollari non dichiarati al Fisco Usa. La stessa Ubs, la principale banca svizzera per asset detenuti, è stata accusata nel febbraio 2009 di aver aiutato i cittadini statunitensi ad evadere le tasse: l’istituto ha evitato il processo pagando 780 milioni di dollari, ammettendo di aver promosso l’evasione fiscale e dando al Fisco i dettagli di oltre 4.500 conti.

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