Roma, parentopoli Stefano Virgili accusa il sindaco Alemanno

“Mandato via dall’azienda senza una spiegazione dopo 4 anni di servizio” e, paradossalmente “dopo aver addirittura fatto formazione alle persone assunte con Parentopoli” che, invece, “stanno tutte ai loro posti”. A parlare è Stefano Virgili, 31 anni, ormai ex impiegato amministrativo Atac in servizio nella rimessa di Grottarossa, nella zona Nord della Capitale. “A niente sono servite due lettere inviate al sindaco Alemanno (una dallo stesso Virgili, un’altra dal papà preoccupato per il figlio). A niente è servita la protesta inscenata mercoledì in Campidoglio, dove il giovane è rimasto alcune ore con un cartello che sollecitava il sindaco a intervenire. “Ma io non lascerò passare la cosa così, sono pronto anche a iniziative clamorose. Perché devo essere io a il capro espiatorio di parentopoli?” chiede Virgili. “Sono entrato nel 2008 come stagista a rimborso spese a 350 euro al mese poi ho avuto due contratti a termine di un anno, l’ultimo dei quali è scaduto il 30 giugno quando l’azienda mi ha dato il benservito senza una parola. Niente anche dal sindacato al quale sono iscritto, la Uil, mi ha tutelato. Eppure il contratto collettivo prevede che un’azienda prima di assumere persone come ha fatto Atac si rivolga ai suoi precari, perfino a quelli cui il contratto è scaduto da meno di 9 mesi”. Nessuna risposta finora alle lettere scritte al sindaco. “Una volta terminato il precariato speravo di essere confermato sentendo parlare delle centinaia di assunzioni che venivano effettuate- si legge nella lettera ad Alemanno – e mai mi sarei aspettato il licenziamento.. Si dice che la causa sia l’effetto Parentopoli. Ma che c’entro io? Perché devo pagare io le colpe degli altri?”.

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