Gioia Tauro, i portuali che rimangono devono lavorare per due!

La ricetta è dura, drastica. Si parte con i tagli e si prosegue con l’esternalizzazione di alcuni servizi che verrebbero scorporati dalla gestione aziendale eliminando così le voci in uscita. Quello a cui mirano di più i vertici aziendali è, però, la resa dei dipendenti: almeno 30 contenitori l’ora, una media molto alta. In linea, peraltro, con quello che chiedeva già da tempo l’armatore Aponte che aveva già dichiarato ed espresso la necessità di innalzare la produttività del lavoro nel terminal. Per questo si profilerebbe anche l’ipotesi di una flessibilità nel lavoro degli operai in modo da sopperire alla mancanza di 467 unità collocate in cigs. Un’ipotesi poco chiara visto che mal si concilierebbe con la dichiarata flessione dei traffici. In sostanza se i volumi scendono, in teoria non ci sarebbe bisogno di flessibilità. Tutto, comunque, ancora non è stato definito in via ufficiale. L’azienda mira a procedere, quindi, ad una cassa integrazione mirata “congelando” tutti i dipendenti che non sarebbero in linea con il disegno aziendale di velocità, produttività, rese. Una soluzione, questa, osteggiata dal sindacato in modo unitario che intende proporre una rotazione della cigs tra tutti i dipendenti. Si sapeva che il terminalista aveva intenzione di “sfoltire la rosa”, ma il metodo per le parti sociali deve essere equo. Per questo le parti hanno deciso di aggiornarsi all’incontro di lunedì presso l’Autorità Portuale per proseguire nel discorso. Fatto sta che l’intento aziendale è chiaro ed in perfetta sintonia con quello che chiede da tempo Aponte, uno scalo meno popolato e più efficiente. Tra le ipotesi previste a breve termine, ci sarebbe anche l’intenzione di svincolare alcune gru che non servono, oltre al taglio di tutti quei costi di gestione degli immobili.
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