Lugo, Halamajan uccise il vicino di letto in ospedale perché russava per lui una pena lieve

Si era scagliato contro il suo compagno di stanza – un uomo di 79 anni – perché a suo dire russava troppo forte. Il paziente aggredito, di Sant’Agata sul Santerno nel Ravennate, era morto dopo un mese di agonia. Ora l’aggressore, il quarantaduenne romeno Gravil Pavel Halmajan, ha patteggiato quattro anni e sei mesi per omicidio preterintenzionale. Resta in carcere a Ravenna. La vicenda si era innescata tra il 18 e il 19 maggio 2010 all’ospedale Umberto I di Lugo, sempre nel Ravennate, nel quale l’anziano era stato ricoverato per via del riacutizzarsi di alcuni problemi respiratori. Il romeno, da un letto vicino, si era alzato durante la notte e aveva colpito più volte l’uomo sul torace. Il mattino dopo il quarantaduenne era stato arrestato dai carabinieri che lo aspettavano all’uscita del reparto. Il medico legale incaricato dalla Procura, il professor Gianfranco Zanetti, nella sua relazione aveva rilevato che il decesso dell’anziano era inquadrabile in una precisa successione di tre eventi. Ovvero un trauma toracico-addominale chiuso con una frattura costale e infrazioni di cinque coste riconducibili ai colpi del romeno, un intervento urgente all’intestino per una occlusione, e una perforazione intestinale ancora ricollegabile all’aggressione. Nella relazione erano state criticate talune scelte prese da alcuni medici che si erano occupati dell’anziano paziente, la cui assistenza nell’ultimo ricovero era stata descritta come “molto carente sotto l’aspetto della diagnosi e della terapia”. Non era tuttavia stato individuato con certezza un “nesso di causalità” tra tali carenze e il decesso del settantanovenne. Mentre era stata individuata una relazione precisa tra i pugni dati all’anziano e la sua morte.