Trieste, alle prese con il dilemma piano regolatore

Primi problemi da affrontare per il neo sindaco Cosolini. In agenda il Piano regolatore, rimasto lettera morta in Municipio al termine di anni di pasticci, ricorsi, accelerazioni, retromarce e colpi di scena, dentro e fuori dall’aula di piazza Unità. Ed è una grana che impone tempi stretti: il 6 agosto scadono i termini del regime di salvaguardia imposto con l’adozione della variante 118, quella il cui iter il precedente Consiglio comunale non ha voluto concludere. Dopo quella data si torna insomma alla vecchia variante 66 del 1997, ed “in base a quanto comunicato dagli uffici, potrebbero prendere il via nell’immediato – se il mercato li volesse – una trentina di progetti edilizi per un totale di circa 30 mila metri cubi: il riavvio dell’iter di alcuni piani particolareggiati – dice il sindaco – potrebbe incidere su aree di pregio ambientale” ad oggi in salvaguardia. La giunta Cosolini ha dunque sei settimane di tempo per decidere il da farsi. E il sindaco, in una prima riunione effettuata con gli uffici e con gli assessori Fabio Omero (sviluppo economico) ed Elena Marchigiani (edilizia e lavori pubblici), ha iniziato a tracciare la strada da compiere. Delineando in realtà un bivio, il bivio fondamentale. Perché appunto “le prospettive che abbiamo davanti sono due”. La prima è quella cui va il favore del sindaco: cassare la “variante Dipiazza” e ripartire da zero, con la “rapidissima adozione di nuove direttive” che delineino un Prg in linea con visione e programma della nuova amministrazione. La seconda, “subordinata”, porta invece ad un’approvazione della variante 118 “con modifiche sostanziali e migliorative”. La prima soluzione mira a portare in giunta e poi in Consiglio – entro il 6 agosto – nuove direttive “alle quali collegare alcune salvaguardie fondamentali” (che scatterebbero per un massimo di ulteriori due anni), spiega Cosolini, “ed avviare così il cantiere di un Prg adeguato ad una strategia di Trieste che tenga conto della crescita cui punta la città anche con interventi di recupero del patrimonio in chiave di sostenibilità ambientale”. Una scelta che Cosolini giudica decisamente più coerente con le (confermate) critiche strutturali che il centrosinistra, dall’opposizione, ha sempre rivolto al Prg targato Dipiazza. L’altra strada, si diceva, è quella dell’approvazione di una variante 118 “aggiustata”. Ipotesi, quest’ultima, che si trascinerebbe però dietro i residui del pasticcio burocratico-legale fatto di diffide e ricorsi di cui è vissuto sin qui l’iter, a partire dal ricorso al Tar presentato – e vinto – in due gradi di giudizio dall’Ordine dei geologi. “Il rischio dell’approvazione della 118, confermato dagli uffici comunali, è che qualsiasi ricorso sulla variante possa avere buon gioco”, commenta Omero. Resta da aprire comunque, a questo punto, il dibattito politico. E più in generale pubblico, annuncia Cosolini: “Avvierò immediatamente un giro di consultazioni con associazioni ambientaliste, comitati, Ordini professionali e costruttori. L’idea poi è di arrivare a un incontro pubblico nel quale presentare l’impostazione del percorso che decideremo di perseguire”. Percorso che nel caso di un azzeramento dell’iter e di una salvaguardia di altri due anni (“ma i tempi saranno più brevi”), precisa Omero, dovrà prevedere anche delle forme di incentivazione per restauri e installazioni di tecnologie ecocompatibili, “in risposta alle esigenze di lavoro delle imprese”. La discussione può partire.

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