Pentone, arrovescio delle donne calabresi

Racconta di uno sciopero al contrario ‘Arrovescio’. E nel frattempo rovescia gli stereotipi. Così, le donne calabresi – considerate silenziose e dimesse – in realtà si scoprono essere impegnate in prima linea nella difesa dei diritti. Agguerrite e rispettate dagli uomini. Il familismo amorale cessa di essere l’unica categoria ascrivibile ai calabresi. Che, a volte, riescono a riunirsi in vista di un obiettivo comune. Come gli ‘arrovesciati’ di Badolato. La loro storia, realmente accaduta, è stata ‘contata’ da Francesca Chirico. Cronista – tra gli ideatori e redattori di stopndrangheta.it – prestata alla narrativa, come lei stessa si definisce. Il libro ‘Arrovescio’ è stato presentato a Pentone (Cz). L’incontro, organizzato dal comitato civico L’Arco, è stato moderato da Vincenzo Marino. Il dialogo tra il membro del comitato e l’autrice è subito diventato uno scambio a più voci tra i presenti – cittadini, associazioni, il sindaco, la maggioranza, l’opposizione. Nel 1950, duecento badolatesi si fanno operai per costruire da sé la strada per la montagna. Sempre auspicata e mai realizzata. Osteggiata dai proprietari perché sarebbe dovuta passare nei loro possedimenti. I badolatesi fanno uno sciopero ‘arrovescio’: invece di incrociare le braccia, imbracciano pale e picconi. Quasi tutto il paese prende parte all’impresa. I bambini raccolgono fagioli per gli operai. Le donne fronteggiano le forze dell’ordine. La vicenda non è unica nella Calabria scossa dai movimenti per le terre. Anche a Pentone – ricorda qualcuno – si fece uno sciopero al contrario e si scese in piazza reclamando ‘pane e lavoro’. “E’ una lezione di dignità e libertà – commenta Francesca Chirico – racconto questa storia per recuperare alla memoria ciò che siamo stati e ciò di cui noi calabresi siamo capaci”. Per la  giornalista, è dall’identità che deve ripartire la Calabria: solo conoscendo chi siamo, possiamo comprendere dove andare. Già. Dove andare? “I versi nelle cose devono per forza essere due: c’è il diritto e c’è il rovescio. Solo che da noi qualcuno li ha scambiati e ora bisogna rimetterli a posto”, si legge nel libro. Vincenzo Marino chiosa: “siamo noi a decidere il verso, la strada da seguire”. ‘Arrovescio’ è un invito a partire. Certo, è una storia che finisce male: i proprietari terrieri cancelleranno la strada buttandovi terra e ricostruendo gli steccati delle loro terre. Ma, aver agito – insieme – per un obiettivo è già una vittoria. Il comitato civico L’Arco è nato da poco, non pretende di arrovesciare le cose. Ma, provare a parlarsi per costruire una strada comune, quello sì.

Rita Paonessa

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