Gioia Tauro, ufficiale dal primo luglio mille lavoratori perdono il posto di lavoro

Lo spettro minaccioso della crisi del porto di Gioia Tauro prende definitivamente forma e numeri. E lo scenario che adesso viene formalizzato è il peggiore. Sono 467 gli esuberi (oltre a tutti quelli dell’indotto che a catapulta andranno “a casa”) della Medcenter Container Terminal, società controllata da Contship che gestisce il porto calabrese con una concessione cinquantennale. Lo ha comunicato il nuovo amministratore delegato, Domenico Laganà, durante il vertice romano al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, richiesto dal Governatore Giuseppe Scopelliti. Due dirigenti, 53 impiegati e il resto dipendenti del settore operativo saranno posti in mobilità, poiché dal prossimo primo luglio il colosso danese Maersk lascerà definitivamente lo scalo calabrese. Un dramma sociale senza precedenti per una regione che vive grazie al porto, struttura che adesso rischia veramente di diventare uno di serie B. La Medcenter Container Terminal vuole sviluppare la logistica nel deserto del retro porto e lo vuole fare chiedendo aiuti al Governo; inoltre chiede altri benefici sulle accise e sui costi dei servizi. Ma il governo è restio in quanto potrebbero arrivare delle sanzioni da parte dell’Europa perché non si possono aiutare le aziende private. Quindi niente da fare, la situazione è in alto mare. Quello che rimane una vera incognita è il perché di tutto questo. Una crisi esplosa in tutta la sua valenza solo nel maggio scorso, a distanza di pochi giorni dall’adozione del provvedimento di abbattimento delle tasse di ancoraggio deciso dall’Authority e dopo una ripresa dei traffici nel primo trimestre 2011 dell’11%. Ci sono diverse partite aperte tra il terminalista e le due compagnie di navigazione che scalano Gioia, cioè Maersk eMsc. La Maersk, che è socio al 33% del terminalista, non dovrebbe aver interessi a rimanere nella società che gestisce lo scalo che peraltro dichiara di essere in perdita. Ma c’è qualcosa che non torna. Perché se la Msc vuole da tempo investire per avere anche parte dello scalo, ma fino al momento non ha trovato spazio; se questo tira e molla non finirà la situazione rimarrà tale. Potrebbe essere la Medcenter Container Terminal a non voler concedere la possibilità alla Maersk di cedere le sue quote? Oppure è la stessa Maersk che vuole tenerle per garantirsi una sponda? In entrambi i casi non si tratta di azioni positive per il futuro di Gioia Tauro. Nella prima ipotesi non si capirebbe il motivo del terminalista di sbarrare l’entrata al gruppo di Aponte. Nella seconda, non si comprenderebbe invece l’utilità per la Maersk di rimanere socio in uno scalo che non interessa più. Qualcosa dovrebbe muoversi per forza di cose. Ma nel calderone ci sono anche questioni più tecniche e relative a una non perfetta gestione del personale di Medcenter Container Terminal che in questi giorni conoscerà l’esito delle prime sentenze del Tribunale del lavoro per gli oltre duecento operai formati, assunti e poi non più richiamati. E c’è anche la fortissima concorrenza dello scalo di Tanger Med. Quello che tutti non vogliono neanche ipotizzare, è invece un possibile disinteresse diffuso per lo scalo calabrese, tanto da procurare una forte paura alla Medcenter Container Terminal da attirare l’attenzione del governo e richiedere la mobilità prima del tracollo.

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