Visita tutto il mondo con l’Italia nel cuore
Goffredo Palmerini incontra gli italiani che hanno dovuto lasciare il loro paese, raccoglie storie e le racconta con stile amabile nei suoi libri. Il più recente sta riscuotendo consensi ovunque, anche oltre confine.
MILANO – Ogni capitolo un incontro, un viaggio, un evento, una scoperta…I libri di Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore, sono sempre ricchi di fatti. Li va a cercare dappertutto: a Boston, a New York, in Romania, in Friuli…, dovunque un nostro migrante abbia dimostrato il proprio talento. E nei luoghi in cui venga celebrata la propria terra: l’Abruzzo. Immagino che abbia sempre pronta una valigia. Al Westchester Cultural Center della Grande Mela sono o stanno per essere esposte le eccellenze del Molise e dell’Abruzzo: arte, cultura, gastronomia, tradizioni, artigianato…? Ci va per fare cronaca e commenti con il suo linguaggio limpido, attraente, con sincerità e senza enfasi, senza ridondanze. A “Casa Abruzzo”, in via Fiori Chiari a Milano, in zona Brera, si parla di Perdonanza e del messaggio universale di Celestino V? Goffredo ascolta, annota, medita e poi scrive pagine esaurienti. In questi giorni da One Group Edizioni è uscita la sua opera più recente: “L’Italia nel cuore” (sottotitolo: “Sensazioni, emozioni, racconti di viaggio”).
Un libro che si legge con molto piacere; che ti prende per mano e ti conduce in paesi vicini e lontani, dandoti l’impressione di occupare un posto fra il pubblico in una manifestazione artistica; in una cerimonia per la consegna di una medaglia; in una grande serata newyorchese dedicata al teatro italiano; o di assistere a un’intervista dell’autore ad un poeta, ad un capitano d’industria, ad un uomo politico… Ci sono anche pagine sulle invasioni che i forestierismi compiono nella nostra lingua: offese contro la bellezza, l’armonia di espressioni spesso onomatopeiche. Si dice “cult” per indicare ciò che, per esempio nell’agone artistico, riscuote uno speciale apprezzamento; “movida” per vita notturna; “training” per allenamento sportivo; “tour operator” per organizzatore di viaggio; “tout court”, “location”… Anche l’uomo comune usa “management” per le funzioni relative alla conduzione di una struttura aziendale. E’ “chic”. Oddio, non è meglio elegante? No, bisogna distinguersi. Il provincialismo incalza. E pensare che i nostri connazionali all’estero – rileva Palmerini, che li conosce bene – difendono con tenacia, convinzione e passione l’idioma della madre patria, cercano di tenerlo vivo anche perché è un legame indissolubile con il luogo d’origine. Questa meditazione è scaturita da una rappresentazione teatrale promossa a Firenze dalla Società Dante Alighieri in collaborazione con la Compagnia Le Seggiole. Testo, “Sao ko kelle terre” (l’inizio della Carta di Capua del 960), di Marcello Lazzerini, giornalista Rai e scrittore, Una domanda era d’obbligo, e Goffredo al commediografo l’ha fatta: il motivo di quel titolo dato allo spettacolo? “E’ il certificato di nascita della nostra lingua, sancito in un atto giuridico, il Placito Capuano, in cui la frase è riportata per la prima volta non in latino ma in volgare…”. Idea splendida, realizzata con supporto di immagini, filmati, esecuzioni musicali e l’interpretazione di brani tra i più notevoli della letteratura italiana. Un purista come Goffredo Palmerini non poteva lasciarsi sfuggire l’avvenimento. Come non si è lasciato sfuggire il convegno dedicato al ricordo di due donne abruzzesi straordinarie: Maria Federici e Filomena Delli Castelli, componenti dell’Assemblea Costituente e poi della Camera dei Deputati. “Affacciano sulla Constitution Avenue a Washington i due edifici della National Gallery of Art. Il più antico inaugurato nel 1941, fu progettato dall’architetto americano John Russell Pope. Conosciuto come il Palazzo Federale, ha ingressi su ognuno dei quattro lati, mentre la facciata principale è stata modellata con una rotonda a colonne, a guisa del Pantheon. Ha l’aspetto d’un grande complesso neoclassico, imponente, raffinato nel suo rivestimento in marmo rosa del Tennessee. Il progettista ha dato molta importanza alla luce naturale…”. E’ in questo edificio che, nel 1936, Andrew Mellon, banchiere, uomo politico, già ambasciatore in Gran Bretagna, volle istituire la National Gallery of Art con la propria straordinaria collezione d’arte. Palmerini non si limita a descrivere l’aspetto architettonico e la storia di questo capolavoro e dell’altro ad esso collegato, ma racconta puntualmente l’attività che vi si svolge, tra cui la messa in scena, il 25 gennaio scorso, di uno eccezionale evento letterario, artistico, musicale attorno a uno degli episodi più drammatici della “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso. Più d’uno i capitoli che ne “L’Italia nel cuore” danno notizie del teatro italiano a New York e in altre zone del mondo. Naturalmente Palmerini rende omaggio a Mario Fratti, che, trapiantato nella Grande Mela dal ’63, ha dominato come autore i palcoscenici più famosi nel mondo. Il suo “Nine”, “tra i più affermati ‘musical’ di Broadway e vincitore di 30 premi internazionali, è in scena in Brasile con una nuova produzione artistica diretta Charles Moeller e Claudio Bothelo, per la regia di Paulo Nogueira”. Il 24 novembre del ’14, Fratti è tornato all’Aquila, dove è nato, e nell’aula magna dell’Università, presso la facoltà di Scienze Umane, è stata letta e commentata la sua raccolta di poesie giovanili, “Volti”. 
Mario Fratti, drammaturgo, con Joseph Tusiani, poeta, due giganti della cultura italiana negli Stati Uniti d’America.







