Meloni chiama in causa Mattarella: “Quando era ministro invitava a non concentrare gli stranieri”
Giorgia Meloni chiama direttamente in causa Sergio Mattarella nel dibattito sulle classi scolastiche e sul tetto del 30% per gli studenti stranieri che non parlano italiano. La presidente del Consiglio, ospite di Cinque minuti, respinge l’interpretazione secondo cui il presidente della Repubblica sarebbe contrario all’iniziativa del governo.
“Non credo che il Presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto”, ha detto Meloni, spiegando di non condividere la lettura prevalente delle parole di Mattarella.
“Il presidente della Repubblica dice che la scuola deve superare i ghetti, non creare ghetti”, ha aggiunto la premier, secondo la quale la proposta del governo punta invece a creare “classi più equilibrate”.
Poi il riferimento diretto al passato di Mattarella come ministro dell’Istruzione: “Quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso. Mi pare sia giusto portarla avanti”.
Meloni ha quindi precisato che il limite del 30% riguarda gli studenti stranieri “che non parlano la nostra lingua”, collegando la misura alla necessità di favorire l’apprendimento e l’integrazione all’interno delle classi.
Il tema arriva in un momento di confronto sul ruolo della scuola nell’integrazione degli studenti stranieri e sulle modalità con cui evitare la concentrazione di alunni con difficoltà linguistiche nelle stesse classi.
Nel corso delle sue interviste, Meloni ha affrontato anche il tema dei conti pubblici, definendo “rammaricante” il dato sul deficit al 3,08% nel 2024 e ricordando la riduzione dall’8,1%. “Stare sotto il 3% ci avrebbe consentito di uscire dall’infrazione in anticipo”, ha affermato.
Infine, parlando delle norme sul burqa a scuola, la presidente del Consiglio le ha definite “di buonsenso”, richiamando anche motivazioni di sicurezza e sostenendo che provvedimenti simili esistano in alcuni Paesi a maggioranza musulmana.
