Milo: a Favazza Etna Winery, in scena l’evento, dall’Oblio al Calice
Nella splendida terrazza di Favazza Etna Winery si è svolta una degustazione veramente straordinaria: “Dall’Oblio al Calice”
La serata ha visto come protagonista la professoressa Elisabetta Nicolosi, dell’Università di Catania del dipartimento Agricoltura Alimentazione e Ambiente che ha guidato la platea illustrando, con passione e competenza, come è nato il progetto sperimentale per il recupero delle viti resilienti.
Sparute piante disseminate nel territorio etneo, individuate e catalogate, sono state recuperate e adesso producono ma, spesso, quantità minime di uva.
Avvalendosi della collaborazione dell’IRVO, si effettua il DNA della pianta e, accertata l’unicità della tipologia, si va in produzione, a volte raccogliendo solo pochissimi chilogrammi di uva che viene poi portata a vinificazione grazie alla collaborazione della cantina sperimentale dell’Università di Catania e la cantina sperimentale di Marsala
La professoressa innesca un processo virtuoso che sa dell’incredibile: curiosità e collaborazioni quasi immediate
Trova sin da subito, terreno fertile, mi si passi il termine, presso diverse cantine del territorio etneo: Cantine Nicosia, Benanti, Alcantàra, Murgo, Cantine di Nessuno, Azienda Santa Maria la nave e altre ancora che mettono a disposizione delle aree per la propagazione dei vitigni “reliqia”.
“Questa collaborazione – sottolinea la Nicolosi – è stata necessaria in quanto l’Università ha si dei campetti per far crescere e produrre i vitigni recuperati ma sono nella piana di Catania. La possibilità di allevarli nel loro habitat di origine, l’Etna, ha reso il tutto più naturale.”
La loro propagazione, ancora in fase embrionale, servirà a dare un supporto concreto e a far fronte ai cambiamenti climatici oramai in corso da tempo, introducendo specie autoctone che possono aiutare realmente i produttori.
La serata si è impreziosita dalla presenza e contributo del prof. Salvatore Barbagallo presidente del C.d.A. del CSEI di Catania, del dr. Antonio Sparacio dell’IRVO, del dr. Maurizio Lunetta del consorzio Etna DOC, preceduti dal saluto dei padroni di casa Igor e Loris Scandura che hanno ospitato la bella manifestazione nella loro azienda, “Favazza Etna Winery”, che si propone come sito ideale per parlare del territorio etneo a largo spettro.
La prof.ssa Nicolosi, dopo i saluti iniziali e i ringraziamenti per la nutrita e selezionata presenza di cantine, giornalisti del settore, enologi e agronomi, comunica, con orgoglio, i dati riguardanti il progetto: ben 25 vitigni reliquia e autoctoni hanno ripreso vita sull’Etna e la produzione, seppur sparuta, comincia a farsi interessante.
Alla degustazione dei nove vini, spiccano sicuramente i tre bianchi che vengono apprezzati dalla platea: Bianchetta allevato a Pedara, Madama Bianca a Piedimonte Etneo ed il Virdisi a Trecastagni.
Trai i sei rossi, sicuramente degno di nota è la Moscatella Nera, vinificata dall’Azienda Alcàntara.
Forse il Tribboti e il Terribile hanno bisogno di tempo e anche di una quantità maggiore per esprimersi al meglio, ambedue coltivate nella piana di Catania e vinificate nella cantina sperimentale dell’Università, recuperata, grazie al bel lavoro fatto da un’equipe della stessa.
Sicuramente l’approccio alla degustazione deve contenere la consapevolezza che per vinificare queste esigue quantità di uve è veramente un’impresa ed è facile che qualche passaggio non viene svolto correttamente.
Uno dei rossi che ha incuriosito molto gli astanti è stata la Madama Nera.
Il comune denominatore di quest’ultimi, è stato il basso grado alcolico e il colore tra il rosso rubino brillante ed il granato scarico, questi fattori li rendono gradevoli e di facile beva, soprattutto alla giusta temperatura.
I lavori si sono conclusi con un apprezzato buffet allestito dall’eclettica Silvia, titolare di una “Putia” a Milo che ha proposto due tipologie di “arancinetti” ed una focaccina con mortadella tartufata la prima e con carne “salada” la seconda. Il tutto molto gradito.
Elisabetta Nicolosi ringrazia tutti, dopo aver brillantemente condotto la serata, salutando ricorda che: “I Vitigni del passato saranno Linfa per i Vini del Futuro”.
