Gaza, ricostruzione e fondi europei: Samir Al-Qaryouti critica le scelte internazionali e richiama il ruolo della diaspora palestinese

Riprendiamo dai social il contributo di Samir Al-Qaryouti, giornalista e analista italo-arabo residente a Roma, che interviene sul tema degli aiuti internazionali per Gaza, del sostegno europeo all’Autorità Palestinese e del dibattito interno alla comunità palestinese.

«Gaza è terrorizzata, l’Europa paga e l’Autorità Palestinese reprime e ingoia…!!» è il titolo scelto da Samir Al-Qaryouti per la sua riflessione pubblicata sui social, nella quale analizza gli ultimi sviluppi legati alla ricostruzione della Striscia di Gaza e agli interventi finanziari annunciati dalla comunità internazionale.

Al-Qaryouti richiama la riunione del Gruppo dei donatori per la Palestina svoltasi a Bruxelles il 13 luglio, durante la quale la Commissione europea ha presentato l’iniziativa “Gaza Team”, una piattaforma dedicata agli interventi e alle attività per la ricostruzione della Striscia.

Secondo quanto riportato nel suo intervento, alla riunione hanno partecipato tredici Paesi, oltre alla Commissione europea, alla Banca europea per gli investimenti e alla Banca mondiale. Nel corso dell’incontro sarebbe stato deciso uno stanziamento iniziale di 883,6 milioni di euro destinato ai primi interventi di ricostruzione.

Al-Qaryouti sottolinea inoltre l’annuncio di un sostegno finanziario di 41,7 milioni di euro a favore dell’Autorità Palestinese, definendo questo passaggio un elemento che necessita, a suo giudizio, di ulteriori chiarimenti.

«La notizia non specificava il perché, il come, il quando, la base di quale valutazione o analisi, né i criteri che hanno motivato tale concessione», scrive il giornalista, ponendo interrogativi sulle modalità di assegnazione delle risorse.

Nel suo lungo intervento, Al-Qaryouti affronta anche il tema delle raccolte fondi organizzate in Europa a sostegno della popolazione palestinese, raccontando di aver inizialmente scelto di non commentare per la delicatezza dell’argomento.

«Se avessero speso quei soldi per le famiglie arrivate in Italia da Gaza, sarebbe stato più utile e opportuno», afferma riferendosi a una iniziativa di solidarietà nella quale, secondo quanto riportato nel suo post, i fondi sarebbero stati destinati all’acquisto di un’ambulanza per una città della Cisgiordania.

Il giornalista italo-arabo concentra poi la sua analisi sulla situazione della diaspora, sostenendo che molti palestinesi all’estero avrebbero difficoltà a trovare spazi di confronto e discussione.

«La nostra sfortuna, come palestinesi della diaspora, è che vediamo, sentiamo, osserviamo e vogliamo discutere, ma poi ci guardiamo intorno e non troviamo un unico contesto in cui poter scambiare opinioni», scrive.

Una parte importante del suo intervento è dedicata anche alle critiche rivolte alla gestione politica interna palestinese e all’Autorità di Ramallah, accusata da Al-Qaryouti di aver ridotto gli spazi di partecipazione sociale e popolare.

Il giornalista cita inoltre la recente conferenza del movimento Fatah, soffermandosi sulle spese organizzative e sulla rappresentazione pubblica dell’evento, con toni fortemente critici verso quello che definisce un eccesso di sfarzo rispetto alla situazione vissuta dalla popolazione palestinese.

Nel suo post, Al-Qaryouti commenta anche alcune dichiarazioni attribuite a esponenti politici palestinesi dopo episodi avvenuti in Cisgiordania, sostenendo che tali posizioni, a suo giudizio, non rappresenterebbero adeguatamente le difficoltà quotidiane vissute dalla popolazione.

La riflessione si conclude con un appello al movimento di solidarietà con il popolo palestinese in Italia e in Europa.

«Ciò che mi sta a cuore d’ora in poi è il movimento di solidarietà con il popolo palestinese in Italia e in tutta Europa, e la necessità di svilupparne l’attività, coordinare tutte le sue componenti e accrescere l’armonia tra le politiche delle sue parti al fine di rafforzarne l’operato a beneficio del popolo palestinese di Gaza, in primo luogo, in secondo luogo e in terzo luogo», conclude Al-Qaryouti.