Spilinga rende memoria alle vittime della Shoah
Durante la ricorrenza del “Giorno della Memoria” (Salone comunale) è stato proiettato il docufilm “Mio Padre nel lager” (con regia di Enzo Carone), tratto dall’omonimo libro scritto da Antonio Pugliese. Hanno partecipato il sindaco del Comune di Spilinga Enzo Marasco e gli studenti della Primaria e Secondaria che hanno dialogato con l’autore del libro.
Per non dimenticare i terribili crimini che sono stati compiuti dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. E come ha ammonito Primo Levi nella poesia posta come incipit al suo libro “Se questo è un uomo”, non bisogna dimenticare le atrocità compiute, che personalmente ha testimoniato dopo essere stato deportato nel lager di Auschwitz (22 febbraio 1944). La spietata disumanità definita “male assoluto” esercitata dai nazisti durante la II guerra mondiale va ricordata affinché non si ripeta. Lo stesso Levi nell’ultimo libro, “I sommersi e i salvati” del 1986, ritornando sulla tragica esperienza della persecuzione nazista e della sua esperienza nel lager di Auschwitz, analizzando le dinamiche antropologiche e psicologiche, afferma che “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.
Ed è quello che, in modalità nuove, diverse, si ripete su diversi fronti nel mondo. Perché come ha spiegato sempre Levi nello stesso testo, affrontando il fenomeno della zona grigia, “il potere è come una droga: il bisogno dell’uno e dell’altra è ignoto a chi non li ha provati, ma dopo l’iniziazione, che può essere fortuita, nasce la dipendenza e la necessità di dosi sempre più alte; nasce anche il rifiuto della realtà e il ritorno ai sogni infantili di onnipotenza”. È il delirio di onnipotenza che vediamo impossessarsi – dai piani più alti a quelli più bassi del potere – sembra attraversare inesorabilmente l’attuale società, come una potente e inarrestabile narcotizzazione. E si sa che “il sonno della ragione genera mostri” (Francisco Goya, 1797).
Al centro della ricorrenza del Giorno della Memoria che si è svolta al Salone comunale (piazza San Michele), organizzata dall’Amministrazione comunale di Spilinga, il libro di Antonio Pugliese (già docente dell’Università degli Studi di Messina), “Mio padre nel lager”, da cui è stato tratto l’omonimo docu-film, che è stato proiettato nel corso dell’incontro. Ad introdurre il sindaco di Spilinga Enzo Marasco, il quale ha spiegato l’importanza di questa ricorrenza:
“Il Comune di Spilinga – ha detto – ricorda e onora le vittime dell’olocausto e di tutte le conseguenze della Shoah. Ricordiamo con rispetto ed emozione le vittime innocenti e rinnoviamo l’impegno a promuovere la cultura della pace, della tolleranza e del rispetto dei diritti umani. Un pensiero particolare va – ha aggiunto – alle famiglie che hanno subito le conseguenze della Shoah”. Poi ha ringraziato il DS Francesco Fiumara dell’Istituto comprensivo di Tropea-Ricadi “Don Francesco Mottola”, e suo DS Francesco Fiumara per aver dato la possibilità agli studenti e agli insegnanti (Primaria e Secondaria di I grado, sede di Spilinga) di poter partecipare. Infine si è soffermato sulla drammatica storia raccontata nel libro.
Il prof. Antonio Pugliese, intervenendo, ha raccontato i motivi che lo hanno spinto ha rievocare le vicende che hanno visto protagonista il padre e che da quando è uscito il libro (dal 2007) ha partecipato a circa 50 iniziative. Prima della proiezione del docufilm (la cui regia è stata di Enzo Carone), gli studenti hanno posto una serie di domande all’autore del libro tra le quali il perché gli uomini hanno compiuto queste atrocità, che cosa sono i lager, il perché sono stati perseguitati gli ebrei, come è cambiata la vita del padre dall’esperienza del campo di concentramento e come venivano trattati i bambini.
La drammatica storia di Giuseppe Pugliese, come carabiniere in istanza in Grecia poi, dopo l’armistizio dell’8 settembre, deportato in Germania e infine l’avventuroso ritorno a casa alla fine della II guerra mondiale, è stata ricostruita attraverso scene con attori locali e immagini di repertorio. Le immagini delle condizioni dei prigionieri e di milioni di esseri umani ridotti a scheletri, con terribili torture, hanno descritto che cosa significa il male assoluto. Documenti che sono inimmaginabili per l’indescrivibile ferocia e mostruosità di cui è capace l’essere “non più umano”.


Alla fine della proiezione, la commozione era palpabile in sala e anche l’autore del libro, nonostante abbia visto innumerevoli volte il docufilm, si è fortemente emozionato e commosso rivedendo il padre, in alcuni flash, raccontare la sua storia. Una sofferenza che ha saputo trasformare grazie alla scoperta della sua vena artistica, diventando scultore e realizzando tantissimi bassorilievi sul legno e altre sculture su pietra bianca del luogo. Le sue opere sono state descritte, spiegate e riportate in un libro, realizzato sempre dal prof. Antonio Pugliese, dal titolo “Giuseppe Pugliese. L’artista solitario” (2011), in cui si evince come le figure siano il risultato dell’ineffabile dolore che Giuseppe Pugliese si è portato dentro, “volti piagati ma non piegati”, come ha sottolineato il prof. Pugliese, citando un passaggio del libro. La storia del padre è stata riassunta con queste significative parole che si trovano nel libro:
“Il silenzio e la solitudine hanno contraddistinto la sua esistenza, così come le peripezie e gli oltraggi della sorte. I bassorilievi attaccati alle pareti, le sculture in legno dislocate agli angoli della casa e le pietre scolpite adagiate sul verde del suo giardino, sono l’espressione di un’interiorità profonda e complessa che intende lasciare ai posteri e un messaggio della propria esistenza”.
La giornata dedicata alle vittime della Shoah si è conclusa con delle letture da parte degli studenti, come il discorso finale del film del “Grande dittatore” di Charlie Chaplin (parodia di Hitler) realizzato nel 1940, un messaggio di pace e di fraternità, e la prof.ssa Raffaella Pugliese infine ha voluto leggere un passo tratto dal libro scritto da Elisa Springer, “Il silenzio dei vivi” 2019:
“Quand’è che costruisco la pace? Quando al posto di un sì metto in no, quando al posto del rancore metto il perdono, quando al posto della morte metto la vita, quando al posto dell’io metto Dio…”
La manifestazione è stata coordinata da Nicola Rombolà (docente dell’IIS “P. Galluppi” di Tropea).
