Quando la gogna uccide anche gli innocenti

di Paolo Fedele *

Erano i genitori dell’omicida di Anguillara. Non i colpevoli. Non i protagonisti del delitto. Erano due esseri umani travolti da una tragedia più grande di loro e da una violenza mediatica che non lascia scampo.

Il peso dei pettegolezzi, dei sospetti, dei commenti velenosi, degli sguardi che giudicano senza conoscere, ha trasformato il dolore in isolamento.

La gogna non si è fermata davanti alla loro sofferenza: li ha esposti, schiacciati, consumati lentamente.

In mezzo a questo rumore disumano, è rimasto solo il loro legame. Si sono aggrappati l’uno all’altra come ultimo rifugio, come unica certezza in un mondo che li aveva respinti. Non un gesto da celebrare, ma il segno di una disperazione condivisa, di un amore che cercava protezione quando tutto il resto era diventato ostile.

Questa storia dovrebbe farci abbassare la voce. Ricordarci che le parole hanno conseguenze, che la curiosità può diventare crudeltà, che la spettacolarizzazione del dolore può spingere oltre il limite.

La giustizia non nasce dal fango mediatico.

L’umanità sì.

* Riceviamo e pubblichiamo l’editoriale