Verso la “soluzione coreana”: l’ipotesi di un compromesso per fermare il conflitto in Ucraina

Vladimir Putin

La videoconferenza tra Donald Trump, Volodymyr Zelensky e i principali leader europei ha prodotto alcune indicazioni che, se confermate nei fatti, potrebbero segnare un punto di svolta nel conflitto. Secondo fonti diplomatiche, il presidente americano avrebbe accolto due richieste chiave di Kiev e dell’Europa: saranno gli stessi ucraini a decidere il destino dei territori oggi sotto controllo russo, e Washington, insieme agli alleati europei, garantirà la sicurezza futura dell’Ucraina.

L’attenzione ora si sposta sul vertice di domani tra Trump e Vladimir Putin, dal quale potrebbero emergere segnali concreti di distensione.

Un piano europeo in cinque punti

I leader dell’Unione hanno messo sul tavolo un piano in cinque punti, affidando agli Stati Uniti il ruolo decisivo di misurare la reale disponibilità di Mosca. La linea concordata prevede che:

  • Nessun negoziato sull’Ucraina senza la presenza di Kiev.
  • I confini saranno materia di discussione solo con Zelensky al tavolo.
  • Il dialogo partirà dalla situazione militare sul campo.
  • Ogni eventuale concessione alla Russia dovrà essere compensata da solide garanzie di difesa per Kiev.
  • Le sanzioni contro Mosca resteranno in vigore fino a nuove decisioni comuni.

Nonostante la prudenza espressa da Zelensky, convinto che Putin voglia soltanto guadagnare tempo, diversi governi europei – dalla Germania alla Polonia, passando per l’Italia – sembrano guardare con crescente interesse a soluzioni pragmatiche.

L’ipotesi della tregua “alla coreana”

Proprio in questa direzione si muove l’idea discussa dal cancelliere tedesco Friedrich Merz con Zelensky: congelare l’attuale linea del fronte, senza alcun riconoscimento formale del passaggio di territori alla Russia, ma sospendendo le ostilità in modo stabile. La formula richiama il modello coreano, in vigore dal 1953, che separa le due Coree lungo una linea di demarcazione militare senza un trattato di pace definitivo.

Per Kiev sarebbe un compromesso amaro: la Costituzione vieta di cedere territori senza referendum, ma il congelamento eviterebbe la necessità di una ratifica popolare e permetterebbe di mantenere, almeno formalmente, la rivendicazione di Crimea, Donbass e altre aree occupate.

Un equilibrio ancora fragile

Trump, in più occasioni, ha ribadito che l’Ucraina dovrà prepararsi a rinunciare a parte del proprio territorio. Un messaggio che, per alcuni osservatori, è semplicemente il riconoscimento di una realtà sul terreno ormai consolidata. In cambio, l’Occidente si impegnerebbe a garantire la sicurezza del Paese con accordi vincolanti, riducendo al minimo il rischio di nuovi attacchi.

Il vertice di Ferragosto sarà il primo banco di prova di questa possibile svolta diplomatica. Se la “soluzione coreana” dovesse trovare consenso, il conflitto potrebbe entrare in una fase di stallo duraturo, con vantaggi concreti per Mosca e con un’Ucraina chiamata a un difficile, ma forse inevitabile, compromesso.