L’urgenza di vivere

L’urgenza di Vivere

( 17-08-19 L.633/41 PROPRIETA’ INTELLETTIVA RISERVATA)

DI VINCENZO CALAFIORE

09 Luglio 2025 Udine

La nostra vita è un fiume che scorre lentamente, verso una meta sconosciuta.

Lo sappiamo, siamo a conoscenza che nulla, ma proprio nulla potrà arrestare questa corsa o viaggio come meglio si preferisce chiamarlo.

La differenza a renderlo unico e irripetibile dal comune sta a noi a come e cosa abbiamo fatto in questo lasso di tempo detto viaggio.

Sta a noi dunque renderla unica questa avventura umana, viverla senza rimpianti, senza …peccato poteva essere migliore, insomma renderla e sentirla “ vita o pura vita “ anziché una finta o una parvenza di vita; anteponendo a ogni nostra azione quotidiana e vicende riflesse, la nostra “ urgenza di vivere “.

Oltre ciò mai scordare la dignità dell’esistenza, l’orgoglio quotidiano in tutte le nostre azioni.

Sono necessari e letterariamente inevitabili certi simbolismi, come quello dei vagoni, delle rotaie, delle stazioni e delle polverose sale di attesa, degli scompartimenti, micromondi in cui continuamente si compongono e si separano nuclei d’improvvisata familiarità, rapportati alle stagioni, ai fatti, agli eventi e alle occasioni di vivere.

Occorrerebbe riflettere sullo scorrere del tempo, accelerato o ritardato come le immagini che scorrono fuori dal finestrino, mischiandosi alla velocità del treno.

La verità sta nella mancanza voglia di conoscenza, non c’è lo spirito d’avventura in questo nostro pendolarismo dell’anima e del corpo che si identifica nelle cose del quotidiano, o della quotidianità. Eppure anche quello è viaggio, se lo stesso può suscitare ricordi o riproporre emozioni evocate dalle nostre piccole o grandi avventure o il più delle volte dalle disavventure.

Dunque sarebbe anche da amare piuttosto che accantonare o mettere da parte questa forma di vita, la propria esistenza, sospesa durante il viaggio “ in treno” dall’infanzia, all’adolescenza, alla maggiore età. Che come sempre trasforma la memoria in bilancio o in una specie di inventario, cui attingere nei momenti nodale dei rendiconti alla propria coscienza.

Riemergono allora le occasioni perdute, le amicizie perdute o mancate, gli incontri perduti, che ci hanno resi in qualche modo protagonisti anonimi della giornaliera esistenza collettiva che soffrono d’una diffusa insensibilità sociale.

Al punto che i giorni, i mesi, gli anni, che scorrono lenti e veloci dentro e fuori le rotaie finiscono per corrodere la vita e ancora peggio per scambiarla con una permanente parvenza di vita che è supplenza di ragione e sentimento e dunque rischiosa ipotesi di rassegnata accettazione del nulla che impera!