Superbonus, Meloni difende la linea del Governo: basta scaricare sui conti pubblici il costo degli incentivi

La linea del Governo guidato da Giorgia Meloni sul Superbonus merita di essere sostenuta: mettere ordine nei conti pubblici e impedire che il peso delle agevolazioni fiscali continui a gravare sulle future generazioni è una responsabilità politica che non può essere ignorata.

La discussione sulla Manovra 2027 riporta al centro una delle questioni più controverse degli ultimi anni: la gestione dei crediti fiscali maturati con il Superbonus. La norma contestata prevede di distribuire nell’arco di dieci anni oltre 20 miliardi di euro di crediti, con l’obiettivo di alleggerire l’impatto sui conti pubblici.

Una soluzione che sta incontrando forti resistenze da parte di banche, imprese edili e professionisti, che chiedono lo stralcio della disposizione e temono ripercussioni sulla gestione dei crediti e sulla liquidità delle aziende.

Ma il problema politico e finanziario va affrontato anche da un’altra prospettiva. Il Superbonus, nato con l’obiettivo di rilanciare l’edilizia, sostenere l’occupazione e migliorare l’efficienza energetica degli immobili, ha prodotto effetti economici importanti, ma ha anche generato un’esposizione finanziaria enorme per lo Stato.

Ed è proprio qui che la posizione di Giorgia Meloni e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti assume un significato preciso: governare significa anche assumersi la responsabilità di correggere gli effetti delle scelte del passato, senza continuare a rinviare il conto.

Non si tratta di ignorare le difficoltà delle imprese o di penalizzare chi ha operato legittimamente sulla base delle regole previste. Si tratta, piuttosto, di trovare un equilibrio tra la tutela degli operatori economici e la sostenibilità delle finanze pubbliche.

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha lasciato aperta la possibilità di un confronto, precisando che eventuali modifiche dovranno essere accompagnate dall’individuazione di risorse.

La questione, dunque, non è soltanto tecnica. È una scelta di responsabilità nei confronti dei contribuenti, perché gli incentivi pubblici non sono risorse senza proprietario: sono denaro che, direttamente o indirettamente, ricade sulla collettività.

La sfida per il Governo è trovare una soluzione che non scarichi sulle imprese le conseguenze delle decisioni precedenti, ma che non trasformi neppure il bilancio dello Stato in uno strumento destinato a coprire senza limiti il costo degli incentivi.

La posizione di Meloni, in questo scenario, ha una sua ragione politica fondamentale: la credibilità dei conti pubblici viene prima della convenienza di qualsiasi misura temporanea.