Israele, il colpo di scena degli ultraortodossi: offrono a Eisenkot i voti per scalzare Netanyahu

La partita per il futuro politico di Israele si complica e, per Benjamin Netanyahu, arriva un segnale che potrebbe rivelarsi particolarmente pesante: United Torah Judaism, il partito ultraortodosso ashkenazita che per anni è stato uno degli alleati parlamentari del premier, starebbe valutando di sostenere un governo guidato da Gadi Eisenkot. Ma la proposta arriva con una condizione precisa: garantire agli ultraortodossi un’esenzione dal servizio militare.

È uno sviluppo significativo perché introduce una possibile alternativa alla tradizionale alleanza tra Netanyahu e i partiti religiosi. E soprattutto perché i sette seggi di United Torah Judaism potrebbero cambiare completamente l’aritmetica parlamentare.

Secondo quanto riferito da Ynet, un esponente di primo piano della formazione ultraortodossa ha confermato che il partito intende proporre a Eisenkot il sostegno a un suo governo, in cambio dell’approvazione di una legge che garantisca l’esenzione dalla leva militare agli uomini ultraortodossi. Il ragionamento attribuito al dirigente è essenzialmente politico: meglio sostenere Eisenkot come primo ministro, ottenendo garanzie sulle proprie richieste, piuttosto che restare alleati di Netanyahu senza avere la certezza di ottenere ciò che si vuole.

Non si tratta ancora di un accordo concluso. È una proposta negoziale, ma il fatto stesso che venga avanzata rappresenta una rottura significativa con gli equilibri degli ultimi anni.

I sette seggi che possono cambiare la partita

Per comprendere la portata della proposta bisogna guardare ai numeri della Knesset, il Parlamento israeliano composto da 120 deputati. La maggioranza assoluta è fissata a 61 seggi.

Il blocco di Netanyahu dispone di 53 parlamentari, mentre quello che sostiene Eisenkot ne conta 48. Le due formazioni arabe, Lista Unita e Ra’am, hanno complessivamente 19 seggi.

United Torah Judaism dispone di altri sette parlamentari. Se decidesse di abbandonare il fronte Netanyahu e sostenere Eisenkot, quest’ultimo potrebbe portare la propria area politica da 48 a 55 seggi. Non sarebbe ancora sufficiente per governare, ma cambierebbe radicalmente il quadro: il blocco di Netanyahu perderebbe sette parlamentari, scendendo da 53 a 46.

A quel punto, per Eisenkot, resterebbe da costruire una maggioranza attraverso altri accordi parlamentari. I partiti arabi potrebbero fornire i numeri necessari, ma anche questa strada incontra ostacoli politici importanti.

Il problema dei partiti arabi e di Liberman

Le due formazioni arabe, Ra’am e Lista Unita, rappresentano una variabile decisiva. Insieme dispongono di 19 seggi e potrebbero consentire a Eisenkot di raggiungere una maggioranza parlamentare numericamente consistente.

La possibilità di un loro sostegno, anche esterno, non significa tuttavia che siano già entrate in una coalizione. Le raccomandazioni al presidente Isaac Herzog per l’incarico di formare il governo e il successivo voto di fiducia in Parlamento sono due passaggi distinti.

C’è poi la posizione di Avigdor Liberman, leader di Israel Beitenu, che ha annunciato il proprio sostegno a Eisenkot per l’incarico, ma ha escluso un governo di minoranza dipendente dai voti dei partiti arabi. Una posizione che rende più complicata la costruzione di un’intesa.

Eisenkot si trova quindi davanti a un equilibrio difficile: da una parte potrebbe ottenere il sostegno degli ultraortodossi, dall’altra dovrebbe affrontare le richieste di Liberman e degli altri alleati, alcuni dei quali hanno escluso accordi con le formazioni arabe.

La leva militare è il prezzo politico dell’accordo

La richiesta di United Torah Judaism tocca uno dei temi più controversi della politica israeliana: il servizio militare degli uomini ultraortodossi.

Per anni, gli studenti delle scuole religiose hanno beneficiato di esenzioni o rinvii dalla leva. La questione è diventata sempre più esplosiva, soprattutto dopo la guerra e l’aumento delle esigenze delle forze armate. La richiesta di una maggiore partecipazione degli ultraortodossi al servizio militare è diventata una delle principali fonti di tensione tra i partiti israeliani.

Eisenkot, ex capo di Stato maggiore, ha posto durante la campagna elettorale l’obbligo di servizio militare o civile tra le condizioni per un’eventuale collaborazione politica. Accettare la proposta di United Torah Judaism significherebbe quindi affrontare una contraddizione con uno degli impegni assunti davanti agli elettori.

È questo il vero prezzo politico della trattativa: per ottenere sette seggi potenzialmente decisivi, Eisenkot potrebbe essere chiamato a rivedere la propria posizione sulla leva militare.

Netanyahu perde una certezza, ma Eisenkot non ha ancora una maggioranza

Il dato politico più rilevante è che l’alleanza tra Netanyahu e gli ultraortodossi non può più essere considerata scontata. United Torah Judaism sta valutando un’alternativa e prova a trasformare i propri sette seggi in uno strumento di pressione sul futuro capo del governo.

Questo non significa che il partito abbia già rotto formalmente con Netanyahu, né che Eisenkot abbia ottenuto i voti necessari per governare. La proposta è condizionata e deve ancora tradursi in un’intesa politica.

Intanto, il presidente Isaac Herzog ha avviato il 4 novembre le consultazioni con i partiti eletti alla nuova Knesset. Eisenkot parte con 48 raccomandazioni attese dal proprio blocco, mentre Netanyahu ne raccoglie 46 dalle forze che hanno dichiarato di sostenerlo nelle consultazioni. I numeri delle raccomandazioni non coincidono automaticamente con quelli di una maggioranza parlamentare.

La strada per un nuovo governo resta dunque aperta, ma la trattativa con United Torah Judaism introduce un elemento che Netanyahu non può ignorare: uno dei suoi storici alleati potrebbe contribuire alla formazione di un esecutivo guidato dal suo principale avversario.

La sfida per Eisenkot sarà trasformare questa disponibilità in voti effettivi senza compromettere gli impegni presi sulla leva militare e senza perdere il sostegno dei partiti che lo hanno indicato come alternativa a Netanyahu. La partita israeliana non è più soltanto una contrapposizione tra due blocchi: è diventata una complessa negoziazione nella quale sette parlamentari ultraortodossi potrebbero avere un peso determinante.