Economia

Decreto bollette, intesa con l’Ue: aiuti contro il caro energia, ma gli Ets restano fuori

L’Unione europea apre alla proposta italiana per contenere il costo dell’elettricità, ma restano esclusi gli interventi diretti a ridurre l’impatto dei certificati sulle emissioni. Meloni punta ora a ottenere maggiore flessibilità sui conti pubblici.

BRUXELLES – Arriva un’intesa tra il governo italiano e la Commissione europea sul decreto bollette, il provvedimento con cui l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni punta a contenere gli effetti del caro gas sui prezzi dell’elettricità e ad alleggerire il peso delle spese energetiche per famiglie e imprese.

L’accordo è stato annunciato il 16 ottobre, al termine del confronto tra Roma e Bruxelles. La misura, che avrà carattere temporaneo, dovrà consentire di attenuare l’impatto dell’aumento dei costi del gas sul prezzo dell’energia elettrica, nel rispetto delle norme europee sugli aiuti di Stato.

La Commissione europea ha chiarito che il meccanismo potrà compensare esclusivamente l’aumento dei costi del gas e non coprirà quelli legati al sistema Ets. Il governo italiano dovrà ora notificare formalmente il proprio piano di intervento, che sarà valutato in via prioritaria dalle autorità europee. L’intesa, dunque, apre la strada all’attuazione della misura, ma non significa che siano già definiti tutti i dettagli operativi o gli eventuali risparmi per i consumatori.

Come funzionerà il meccanismo contro il caro energia

La proposta italiana si ispira al cosiddetto modello iberico, utilizzato nel 2022 durante la crisi energetica che aveva colpito l’Europa. L’obiettivo è ridurre l’incidenza del costo del gas nella formazione del prezzo all’ingrosso dell’elettricità, intervenendo sui costi delle centrali elettriche alimentate con combustibili fossili.

Il meccanismo prevede una compensazione temporanea per contenere gli effetti dell’aumento del gas sul mercato elettrico. Il sostegno sarà finanziato attraverso risorse pubbliche e dovrà essere strutturato in modo da trasferire i benefici ai consumatori finali, limitando al tempo stesso le distorsioni della concorrenza nel mercato europeo.

L’obiettivo dichiarato dal governo è ridurre la pressione sulle bollette di famiglie e imprese, in una fase caratterizzata dall’aumento dei costi energetici e dalle tensioni internazionali.

Resta tuttavia da verificare quale sarà l’effettiva entità del beneficio sulle fatture di luce e gas. L’accordo europeo definisce infatti il quadro entro cui l’Italia potrà intervenire, mentre l’impatto concreto dipenderà dalle modalità di applicazione, dalle risorse impiegate e dall’evoluzione dei prezzi sui mercati energetici.

Il nodo degli Ets resta aperto

Se sul decreto bollette è arrivata l’intesa, il confronto europeo non ha prodotto il risultato auspicato dall’Italia sul sistema Ets, l’Emission Trading System.

Si tratta del meccanismo europeo che impone a determinati settori industriali e produttivi di acquistare quote di emissione per compensare le emissioni di gas serra secondo le regole previste. Il costo di queste quote può incidere sui costi di produzione e, in determinate circostanze, riflettersi sui prezzi finali dell’energia e dei prodotti.

Il governo italiano aveva chiesto una valutazione più approfondita delle conseguenze economiche e sociali del sistema, oltre a una revisione di alcuni aspetti legati al suo funzionamento. Tra le richieste figurava anche il rinvio dell’introduzione degli Ets2, destinati a estendere il sistema del prezzo del carbonio ai combustibili utilizzati negli edifici e nel trasporto stradale, con applicazione prevista dal 2028.

Su questi punti, però, il risultato raggiunto a Bruxelles è stato limitato. Il documento finale del Consiglio europeo prevede una valutazione dell’impatto degli Ets, senza accogliere le richieste italiane nella forma auspicata da Roma.

La distinzione è rilevante: il nuovo meccanismo sulle bollette potrà intervenire sull’aumento dei costi del gas, ma non offrirà una copertura generale degli oneri connessi alle quote di emissione.

Meloni guarda alla flessibilità del deficit

Dopo l’intesa sul decreto bollette, la presidente del Consiglio punta ora a ottenere ulteriori margini di flessibilità per i conti pubblici. Il governo intende affrontare le conseguenze economiche dello shock energetico e inflazionistico collegato alle tensioni internazionali, chiedendo che tali circostanze siano considerate nel quadro delle regole europee di bilancio.

Meloni si è detta ottimista sulla possibilità di ottenere maggiore flessibilità. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha manifestato disponibilità al confronto, precisando però che i margini di intervento non sono illimitati.

Il tema resta distinto dall’accordo sulle bollette: il via libera al meccanismo energetico non comporta automaticamente un allentamento dei vincoli sul deficit, né autorizza senza condizioni qualsiasi nuova spesa pubblica.

La partita europea si sviluppa quindi su due piani. Da un lato, l’intesa consente all’Italia di procedere verso una misura temporanea per contenere gli effetti del caro gas sul prezzo dell’elettricità. Dall’altro, restano aperte le questioni relative al costo del sistema Ets e alla possibilità di disporre di maggiori margini di bilancio.

Per famiglie e imprese, il passaggio decisivo sarà ora capire quando il meccanismo entrerà concretamente in funzione e quale riduzione potrà produrre sui costi energetici. L’intesa raggiunta a Bruxelles rappresenta un passaggio necessario, ma gli effetti economici della misura dovranno essere verificati sulla base delle modalità definitive di applicazione.

Redazione

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