Progetto senza titolo – 1
Con I tuoi denti (Fiori di Loto Edizioni, Svizzera 2026) Mario Di Nicola consegna ai lettori una raccolta poetica che sfugge alle classificazioni più comode e alle formule consolatorie della lirica contemporanea. Non è una poesia che cerca l’armonia ad ogni costo, né una scrittura disposta ad addolcire il reale.
Al contrario, la silloge si muove in una zona di frontiera dove amore, desiderio, memoria, fragilità e quotidianità vengono osservati senza filtri, nella loro verità spesso scomoda, talvolta crudele, ma sempre profondamente umana.
Fin dalle prime composizioni emerge una voce riconoscibile. Di Nicola possiede la rara capacità di accostare registri apparentemente inconciliabili, quali il linguaggio della spiritualità e quello della carne, la tenerezza e il sarcasmo, il ricordo e l’ironia, il sentimento e la sua disillusione. Ne nasce una poesia che procede per immagini improvvise, spesso spiazzanti, ma quasi sempre efficaci.
L’autore costruisce un universo popolato da fornai traditi, mogli infedeli, amanti irregolari, paesaggi di provincia, tavole imbandite, treni che partono, giornate di pioggia, frammenti domestici e memorie infantili. Tutto può diventare materia poetica. Non esiste gerarchia fra il sublime e l’ordinario. Una fetta di pane, una stazione all’alba, una cucina, una finestra o un sorriso possono assumere la stessa intensità simbolica di un’esperienza amorosa o spirituale.
Uno degli aspetti più interessanti della raccolta è proprio l’uso insistito degli elementi quotidiani. Il pane, ad esempio, ritorna più volte nelle poesie, assumendo significati differenti: nutrimento, condivisione, desiderio, tradimento, memoria familiare. È un simbolo semplice, ma potentissimo, che radica la scrittura nella concretezza del vivere e impedisce alla poesia di disperdersi nell’astrazione.
Il tema dominante resta comunque l’amore, raccontato nelle sue infinite metamorfosi. Non l’amore idealizzato della tradizione lirica, ma quello imperfetto, inquieto, spesso irrisolto. Le figure femminili che attraversano il libro appaiono concrete e sfuggenti nello stesso tempo, amate, desiderate, perdute, ricordate o semplicemente immaginate. In molte liriche il sentimento si accompagna a una sorta di malinconico senso della distanza, come se ciò che davvero conta fosse sempre collocato un passo oltre la possibilità di essere trattenuto.
In questo senso una poesia come “La densità” diventa quasi emblematica dell’intera raccolta. Il poeta arriva a trasformare l’assenza e la fuga dell’altro in una forma estrema d’amore, con versi di notevole efficacia: “Far finta di non vedermi è un bacio sulle labbra regalatomi”. Accanto alla dimensione sentimentale affiora però una riflessione più ampia sulla condizione umana. Di Nicola osserva gli uomini e la società con uno sguardo lucido, spesso disincantato. Nelle sue pagine si avverte la fatica dell’esistere, la difficoltà delle relazioni, la precarietà dei legami, ma anche la necessità di continuare a credere in qualcosa: nell’amicizia, nella memoria, nella poesia stessa.
Dal punto di vista stilistico la raccolta alterna testi brevissimi, quasi aforistici, ad altri più ampi e narrativi. In alcuni casi bastano pochi versi per costruire un’immagine memorabile. Emblematico è il fulmineo “Breve storia d’amore di Elvira“, dove una situazione surreale riesce a raccontare con ironia e amarezza l’egoismo affettivo contemporaneo. Particolarmente significativa appare anche la presenza di una componente spirituale che attraversa il libro senza mai scadere nella retorica religiosa. Dio, il peccato, il perdono, la preghiera e la trascendenza compaiono frequentemente, ma sempre intrecciati alle fragilità dell’uomo concreto. La lirica “Mani di gesso” rappresenta forse il vertice di questa tensione, trasformandosi quasi in una supplica mariana dal respiro antico.
Merita infine un cenno l’intenso testo conclusivo, “Estemporaneità emotiva”, una sorta di lunga lettera d’amore che richiama il linguaggio epistolare ottocentesco e che si offre come sintesi dei grandi temi della raccolta: nostalgia, desiderio, perdita, memoria e fedeltà al sentimento. I tuoi denti è dunque una raccolta che sorprende per autenticità e coraggio espressivo.
Mario Di Nicola non teme di mescolare alto e basso, sacro e profano, lirismo e quotidianità. Il risultato è una poesia dal timbro personale, capace di inquietare, commuovere e talvolta perfino disorientare il lettore. Ma proprio in questa continua tensione fra bellezza e imperfezione risiede la sua forza più autentica: ricordarci che la poesia non serve a rendere il mondo più semplice, bensì a mostrarcelo nella sua complessa e contraddittoria verità.
Il suo vero punto di forza è l’originalità figurativa. Possiede infatti un immaginario personale, riconoscibile già dopo poche pagine. Il pane, i denti, la pioggia, le stazioni, le cucine, le donne, le lumache, le fiere di paese: tutto viene trasfigurato in immagine poetica senza perdere la concretezza del quotidiano. È una caratteristica che emerge continuamente nelle poesie della silloge. Mario Di Nicola è un poeta che non cerca la bellezza nell’evasione dal reale, ma nella sua imperfezione. La sua poesia nasce dalla materia viva dell’esistenza: il desiderio, la memoria, il corpo, il pane quotidiano, il rimpianto e la speranza. In conclusione Mario Di Nicola si potrebbe definire come “il poeta del quotidiano inquieto.
Goffredo Palmerini
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