Vannacci sfida il “flop”: Futuro Nazionale al 9,2%. Il sondaggio riaccende la sfida nella destra
«Prima dicevano che non esistevamo. Poi che ci saremmo sgonfiati. Adesso ci misurano al 9,2%. Se questo è il flop, quant’è bello perdere».
Roberto Vannacci rilancia così, con una provocazione, dopo la pubblicazione del nuovo sondaggio Cluster17 realizzato per Il Fatto Quotidiano. Il dato al centro della sua nota è quello attribuito a Futuro Nazionale, stimato al 9,2% nelle intenzioni di voto. Una percentuale che, se confermata alle urne, collocherebbe la formazione guidata dal generale in una posizione di grande rilievo nel quadro politico italiano.
Vannacci parte proprio dalla contrapposizione tra il racconto del suo movimento e i numeri della rilevazione. «A noi non interessano i sondaggi delle agenzie ammaestrate: preferiamo quelli fatti per strada e, soprattutto, quelli che escono dalle urne», scrive. Poi però prende proprio il sondaggio pubblicato dal Fatto come elemento della sua replica: «A qualcuno i sondaggi interessano moltissimo. Ci fanno i titoloni sui giornali, ci costruiscono intere trasmissioni televisive».
Il dato, questa volta, è difficile da ignorare. La rilevazione Cluster17 è stata condotta tra il 21 e il 24 settembre su un campione di 1.580 italiani maggiorenni. Futuro Nazionale viene indicato al 9,2%, davanti a Forza Italia, Lega e Azione e dietro Fratelli d’Italia, Partito democratico e Movimento 5 Stelle.
Ma il dato più politicamente significativo non è soltanto la percentuale complessiva. È la provenienza del consenso. Secondo la rilevazione, il 48% di coloro che avevano votato Lega alle elezioni europee del 2024 oggi sceglierebbe Futuro Nazionale. La quota scende al 14% tra gli elettori che avevano scelto Fratelli d’Italia, mentre dal centrosinistra il travaso verso Vannacci appare molto più limitato.
È proprio questo il punto che rende il 9,2% un numero politicamente rilevante. Futuro Nazionale non viene fotografato semplicemente come una nuova formazione capace di conquistare una quota indistinta dell’elettorato. Il sondaggio descrive soprattutto uno spostamento all’interno dell’area di destra, con una parte consistente dell’elettorato leghista che, nella rilevazione, guarda verso il partito di Vannacci.
La fotografia del centrodestra proposta dal sondaggio è infatti particolare. Fratelli d’Italia viene stimata al 25,9%, Forza Italia al 7%, la Lega al 4,5% e Noi Moderati all’1,3%. Sommando queste forze, il centrodestra arriverebbe al 38,7%. Ma in questa aggregazione Futuro Nazionale non viene inserito.
Ed è qui che si apre la questione politica più delicata.
Se Futuro Nazionale rimanesse fuori dall’alleanza di centrodestra, il 9,2% rappresenterebbe una forza autonoma in grado di modificare profondamente gli equilibri. Se invece entrasse nella coalizione, la fotografia sarebbe completamente diversa. Lo stesso approfondimento sul sondaggio osserva che, inserendo il 9,2% di Vannacci nell’area del centrodestra, il quadro cambierebbe sensibilmente.
Non è un dettaglio secondario. È il tema intorno al quale ruota ormai una parte crescente del confronto politico nella destra italiana: Vannacci sarà dentro, fuori oppure interlocutore del centrodestra?
Il generale, almeno pubblicamente, non ha chiuso la porta alle possibili intese. A settembre, intervenendo al Forum dell’Indipendenza italiana di Orvieto, aveva ribadito che eventuali alleanze sarebbero state valutate a ridosso delle elezioni, ma senza rinunciare ai principi e alle «linee rosse» della sua formazione. Nella stessa occasione aveva definito quello per Futuro Nazionale l’unico «voto utile» secondo la propria impostazione politica.
La questione riguarda quindi anche Matteo Salvini e la Lega. Perché se il dato del 9,2% venisse riproposto da altre rilevazioni o trovasse una conferma nelle urne, il rapporto di forza all’interno della destra sarebbe inevitabilmente uno dei temi della prossima competizione elettorale.
E non è soltanto il sondaggio Cluster17 a fotografare Futuro Nazionale su livelli significativi. Una rilevazione EMG di settembre lo stimava al 7,2%, mentre una precedente rilevazione dello stesso istituto lo collocava al 6,8%. Un sondaggio BiDiMedia di agosto lo indicava all’8%. Si tratta di istituti, periodi e metodologie differenti e dunque i numeri non possono essere sommati né considerati automaticamente equivalenti, ma mostrano che il partito è ormai presente stabilmente nelle rilevazioni nazionali.
C’è poi un altro elemento interessante nella rilevazione Cluster17: Futuro Nazionale raggiungerebbe il 42% tra i lavoratori autonomi, l’11% tra i 18-34enni e il 12% tra gli uomini, mentre tra le donne la quota sarebbe del 6%. Il sondaggio segnala inoltre una presenza dell’11% tra i laureati. Sono dati che suggeriscono una composizione del consenso più articolata rispetto alla semplice collocazione della formazione nel tradizionale spazio della destra.
Naturalmente un sondaggio resta un sondaggio. Non certifica voti reali, non assegna seggi e non può sostituire il risultato delle urne. Ma proprio per questo il messaggio di Vannacci è costruito sul paradosso: il leader di Futuro Nazionale dice di non considerare i sondaggi decisivi e, nello stesso tempo, utilizza il più recente dato favorevole come risposta a chi descrive la sua esperienza politica come una fase destinata a ridimensionarsi.
La partita, dunque, resta aperta e passa soprattutto da una domanda: il 9,2% rappresenta una fotografia temporanea oppure il consolidamento di un nuovo soggetto politico capace di spostare gli equilibri della destra?
La risposta, come ricorda lo stesso Vannacci, arriverà dalle urne. Nel frattempo, però, il numero è scritto nero su bianco in una rilevazione Cluster17 per Il Fatto Quotidiano: 9,2%. E proprio quel numero riporta Futuro Nazionale al centro della discussione politica italiana.
