Spagna, il Congresso boccia i decreti sulla casa: Sánchez valuta il voto anticipato

Il Congresso dei Deputati spagnolo ha respinto il principale decreto varato dal governo di Pedro Sánchez per affrontare l’emergenza abitativa. Il provvedimento ha ottenuto 172 voti favorevoli e 178 contrari, con il voto decisivo dei sette deputati di Junts per Catalunya, che si sono schierati contro insieme al Partito Popolare e Vox.

La bocciatura ha immediatamente riacceso la protesta nelle strade di Madrid. Davanti al Parlamento, lungo la Carrera de San Jerónimo, attivisti dei sindacati degli inquilini e cittadini scesi in piazza hanno reagito al voto con slogan contro la politica abitativa del governo e con richieste di sciopero generale. La mobilitazione è particolarmente forte a Puerta del Sol, dove da giorni prosegue un accampamento per il diritto alla casa.

Il voto che mette in difficoltà Sánchez

Il risultato rappresenta un passaggio delicato per la maggioranza che sostiene l’esecutivo socialista. I sette voti di Junts erano determinanti per la convalida del primo decreto e il partito guidato da Carles Puigdemont aveva annunciato prima della votazione la propria contrarietà ai provvedimenti, chiedendone il ritiro e la modifica. Junts sostiene che alcune delle misure rischierebbero di ridurre ulteriormente l’offerta di abitazioni in affitto e di contribuire all’aumento dei prezzi.

Il secondo decreto sulla casa è stato respinto a sua volta, con 166 voti favorevoli e 184 contrari. Tra le forze contrarie figurano Junts e Partito Nazionalista Basco, mentre il quadro dei voti evidenzia le difficoltà del governo nel costruire una maggioranza stabile sui provvedimenti più importanti.

Sfratti, affitti e prima casa: cosa prevedevano i decreti

Il primo decreto conteneva il pacchetto principale di interventi contro l’emergenza abitativa. Tra le misure figuravano la protezione dagli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030, interventi contro determinati acquisti immobiliari da parte di fondi di investimento, incentivi per l’accesso alla prima casa e misure per aumentare la disponibilità di abitazioni a canone accessibile.

Il secondo provvedimento prevedeva invece, tra l’altro, il rinnovo automatico per due anni dei contratti di locazione in scadenza, con l’obiettivo di garantire maggiore continuità agli inquilini. La bocciatura dei due decreti fa decadere il quadro normativo introdotto d’urgenza dal governo.

Sánchez aveva rivolto un appello ai deputati affinché mettessero da parte gli schieramenti politici e sostenessero le misure destinate alle persone maggiormente esposte alla crisi abitativa. Il premier aveva sostenuto che la mancata approvazione avrebbe prodotto conseguenze rilevanti per chi è in difficoltà con affitti e sfratti.

La piazza esplode

La tensione politica si intreccia con una mobilitazione sociale che nelle ultime settimane ha assunto dimensioni sempre più ampie.

A Madrid sono state organizzate caceroladas, manifestazioni nelle quali i partecipanti utilizzano pentole, coperchi e utensili da cucina per produrre rumore e richiamare l’attenzione delle istituzioni. Proteste analoghe si sono svolte in diverse città spagnole, tra cui Barcellona e Cordova.

A Puerta del Sol la protesta è cresciuta dopo lo sfratto di una donna di 87 anni, diventato uno dei simboli della mobilitazione per il diritto alla casa. Il movimento degli inquilini ha rilanciato anche l’ipotesi di uno sciopero generale.

Sánchez pensa alle elezioni del 29 novembre

Il voto sul decreto casa apre ora anche un fronte istituzionale. Secondo quanto riportato da elDiario.es, il presidente Pedro Sánchez starebbe valutando la possibilità di convocare elezioni generali anticipate il 29 novembre, invece di arrivare alla naturale conclusione della legislatura nel 2027. Le fonti governative citate dal quotidiano spagnolo descrivono questa come un’ipotesi allo studio dopo la bocciatura dei decreti.

Non si tratta, però, di una decisione già formalizzata. Dalla Moncloa viene richiamata alla calma e il governo valuta un periodo di riflessione prima di assumere eventuali decisioni. Anche il ministro dei Diritti sociali Pablo Bustinduy ha indicato che il governo discuterà lo scenario nel fine settimana.

Il quadro politico resta quindi aperto. Da una parte Sánchez deve fare i conti con una maggioranza parlamentare che si è dimostrata incapace di sostenere i due decreti sulla casa; dall’altra, la questione abitativa continua ad alimentare una mobilitazione sociale che potrebbe aumentare la pressione sul governo.

Intanto Junts ha presentato l’idea di un testo alternativo sui provvedimenti abitativi, chiedendo modifiche sostanziali alle misure approvate dall’esecutivo. Il partito catalanista sostiene che il proprio approccio dovrebbe intervenire diversamente sul mercato degli affitti e sulla tutela dei proprietari.

La bocciatura dei decreti sulla casa diventa così un doppio banco di prova per la Spagna: la crisi abitativa da una parte e la tenuta parlamentare del governo Sánchez dall’altra.