La frase di Antonio Tajani sulle donne continua a far discutere. E le successive scuse del vicepremier non chiudono la polemica. Anzi, per Sandra Scarabottolo il problema è proprio un altro: «Non credo che sia stato frainteso».
Il caso nasce dalle parole pronunciate da Tajani durante la kermesse politica Itaca di Formello, quando il ministro ha parlato della scelta della moglie da consigliare a un figlio, facendo riferimento a una donna meno appariscente, più seria e affidabile e richiamando anche l’immagine di una gonna più lunga.
Un’uscita che ha suscitato reazioni e che ha riportato al centro del dibattito il tema degli stereotipi legati all’immagine e al comportamento femminile.
Oggi Tajani ha chiesto scusa alle donne che si sono sentite offese, sostenendo di essere stato frainteso. Una spiegazione che non convince Scarabottolo.
«Mi viene anche un po’ da sorridere – afferma – perché questa frase di Tajani ha veramente scosso un po’ il mondo femminile».
Ma è soprattutto il concetto espresso dal ministro a finire sotto accusa.
«Lui dichiara che è meglio sposare una donna meno appariscente perché è più affidabile e seria, certamente con una gonna più lunga, certamente con una modalità meno appariscente».
Per Scarabottolo, dunque, non si tratterebbe semplicemente di una frase infelice o di un problema di interpretazione.
«Oggi lui si scusa con le donne perché dice di essere stato frainteso, ma io non credo che sia stato frainteso. Credo che effettivamente lui, come molti altri uomini, la pensino esattamente così».
È qui che la vicenda, secondo la commentatrice, assume una dimensione politica. Perché a pronunciare quelle parole è un rappresentante delle istituzioni, chiamato anche a offrire un esempio pubblico.
«Quando un politico che deve dare l’esempio, che deve in qualche modo spronare, che deve essere lui stesso un’eccellenza di esempio, si permette di scivolare e poi chiedere scusa», sostiene Scarabottolo, «io credo che debba aver terminato completamente il suo mandato».
Parole pesanti, alle quali segue una richiesta altrettanto netta: «È bene che venga tolto il microfono, è bene che vengano tolti gli incarichi ed è bene soprattutto che vengano tolti tutti questi rapporti economici».
Una presa di posizione che allarga la discussione anche al rapporto tra rappresentanza politica, responsabilità pubblica e libertà delle donne.
«Un’offesa alle donne, ma soprattutto alla libertà della donna», afferma Scarabottolo.
Nel suo intervento, la commentatrice richiama poi anche la storia di Forza Italia e la figura di Silvio Berlusconi, collegando il tema delle parole di Tajani alla più ampia cultura politica del partito.
Al di là delle diverse interpretazioni, il caso resta aperto. Tajani ha fornito le proprie scuse e la propria spiegazione; Scarabottolo, invece, respinge l’idea del semplice fraintendimento e interpreta quelle parole come il sintomo di una concezione del ruolo e dell’immagine femminile che considera profondamente discutibile.
La polemica, insomma, non sembra destinata a spegnersi con le scuse. Perché la domanda che resta sul tavolo è proprio quella sollevata da Scarabottolo: si è trattato soltanto di una frase infelice oppure quelle parole raccontano qualcosa di più profondo sul modo in cui ancora oggi una parte della società guarda alle donne?
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