“Pit Stop” di Cinzia Rota – Recensione critica di Franca Colozzo

 

Una recensione critica su PIT-STOP, innovativo ed esilarante lavoro di Cinzia Rota, implica una serie di riflessioni profonde sull’essenza stessa della sua originale scrittura. Ci troviamo dinanzi a un’opera che nasce da un’urgenza interiore, da una necessità quasi biologica di comunicare emozioni più che da un esercizio stilistico fine a se stesso. In Cinzia la parola non è ornamento, ma strumento di provocazione e sopravvivenza, lama e balsamo insieme, gesto morale prima ancora che letterario.

Questo libro vuole essere anche una sorta di aiuto per tutti coloro che riscontrano difficoltà nel risolvere i propri conflitti interiori per l’incapacità di calarsi a fondo nella parte più nascosta della psiche. Proprio da quest’ultima affiora la frizzante voce interiore che l’autrice ha soprannominato “Trésor”, che a lei si rivolge amabilmente con il termine: “Chérie”. I sedici divertenti dialoghi, di cui si compone l’opera, coinvolgono il lettore trasportandolo in una dimensione apparentemente frivola, ma sostanzialmente densa di riflessioni, che ci inducono a meditare sull’ esistenza e sulle relazioni interpersonali, non sempre piacevoli e tollerabili.

Cinzia Rota, da abile scrittrice, grafica e poetessa, non si limita a sondare l’animo umano nei suoi recessi più oscuri, ma ne interconnette le contraddizioni profonde, le fratture irrisolte, i chiaroscuri che fanno dell’essere umano un soggetto complesso sotto il profilo psicologico. Il libro presenta in maniera scenica, a volte comica, i dialoghi tra l’autrice ed il suo inconscio, spesso con battute ripetute e burlesche, quali Trésor e Chérie. Si potrebbe intravedere in questo palleggiamento di sensazioni, emozioni, ricordi e frammenti di vita una sorta di scenografia teatrale scandita da battute e scambi di idee tra le due protagoniste.

Cinzia Rota

La quotidianità, attraverso un sistema fitto di parallelismi, immagini e metafore, si trasforma in una vera e propria mappa dell’interiorità. Ogni dialogo ha la potenza espressiva di scandagliare le pieghe segrete dell’inconscio come se la scrittura fosse una immersione continua, consapevole, anche se talvolta dolorosa, nei recessi più profondi della parte interiore, interconnettendo sensazioni ed emozioni attraverso una serie di parallelismi, immagini e metafore.

Il lettore, inebriato dalle tante bollicine di champagne emergenti spesso dai fondali segreti dell’anima, così amate dalla parte interiore, viene coinvolto dal tafferuglio, a volte pacifico a volte turbolento, che si inscena in rapida successione. Così, senza nemmeno rendersene conto, è risucchiato, attraverso i dialoghi illustrati, dai mirabolanti disegni creati dalla penna magnifica dell’artista Massimo Nesti.

Divertito e incuriosito dalle scene di gusto teatrale, viene fagocitato dalla carrellata di immagini, ritmi narrativi, improvvise arringhe e colpi di scena, tanto da finire egli stesso nel frenetico gorgo dei racconti che si leggono tutti d’un fiato. L’autrice, prolifica e brillante, riesce a tratteggiare abilmente le due uniche protagoniste a tal punto da condurre velocemente il lettore per mano verso l’epilogo.

Sceneggiatura teatrale? Non c’è dubbio! Il rimuginare, a volte sbigottito dell’autrice, sorpresa non poco dalle acrobazie grottesche della sua parte interiore, strappa un sorriso compiaciuto al lettore che viene inevitabilmente sbalzato in repentini ed esilaranti episodi. Ci troviamo di fronte ad esperienze vissute dall’autrice che tratteggia le contraddizioni emerse da incomprensioni varie nel corso di rapporti sociali non sempre sinceri, spesso fallimentari, frutto di quest’epoca post-moderna all’insegna dell’AI, dei social media e di tanta corrosiva e falsa propaganda.

Ecco dunque, che si materializzano all’improvviso sulla scena uomini e donne, personaggi in cerca di autore o meglio marionette che recitano una parte ad hoc, di certo non congeniali a Cinzia, sempre schietta e diretta, poco amante della volubilità effimera che contraddistingue i nostri tempi. Il dialogo con la parte interiore vuole sottolineare proprio la sua difficoltà ad integrarsi in un tessuto sociale falso e manipolativo, in cui determinati soggetti recitano una parte in maschera.

Le scene si materializzano all’improvviso attraverso un rigurgito di rabbia o di soffocamento che afferra l’autrice alla gola tanto da far percepire quasi l’olezzo o il fermentare di bollicine tra la meraviglia della stessa Chérie, che ama risalire in superficie in maniera teatrale e rocambolesca. Confrontarsi a tu per tu con la propria parte interiore non è facile e non è da tutti: si tratta di scavare dentro di sé senza ritegno mettendo a nudo la propria anima.

In questo Cinzia eccelle, anzi si diverte, si prende gioco di sé affondando il coltello nella cruda carne del suo inconscio, scandagliando emozioni e sensazioni senza pietà alcuna né per sé né per gli altri. Ne esce un quadro emozionante e sconvolgente, come un piccolo inferno dantesco in cui collocare i personaggi che emergono dal suo vissuto. Dalle nebbie di emozioni passate emergono battaglie interiori, scontri con la propria coscienza, lotte impari sostenute e freni inibitori imposti a se stessi per evitare melodrammi esistenziali e scontri con i propri simili. Figure più o meno comiche o anonime prendono forma dalla sua penna per riproporre drammi psicologici e simulazioni sceniche nella “fiction social” che ha sostituito la realtà.

L’autrice cerca di abbarbicarsi ad un mondo ideale, osservando se stessa come spaesata di fronte a tante maschere e fantasmi tanto da esplodere a volte in divertenti invettive. Il dialogo, acceso e vibrante, trascina il lettore verso la fine del libro. Etica sociale, morale personale, introspezione psicologica e contesto allegorico prendono forma dalla penna di Cinzia Rota per esecrare o ridicolizzare i suoi fantomatici personaggi, spesso incapaci di rapportarsi in maniera urbana a situazioni e circostanze della vita sociale.

Franca Colozzo

In un’epoca come la nostra, sommersa dall’uso spesso meccanico e impersonale dell’intelligenza artificiale, i dialoghi di Cinzia assumono una dimensione catartica, in cui la penna diventa una sciabola, un’arma affilata per ristabilire una giustizia smarrita tra le grinze di moderne alchimie culturali e sociali. La raccolta, nel suo insieme, si configura come uno strumento liberatorio e provocatorio che sembra rispecchiare il respiro irregolare dell’esperienza umana. Non c’è ricerca di armonia a tutti i costi, ma fedeltà al battito emotivo che guida la scrittura.

Per concludere, “PIT-STOP” non è un libro qualunque, ma un libro da leggere per scardinare false convinzioni, manipolazioni, emozioni, contraffatte o mascherate. L’indole umana viene abilmente sezionata per mostrare la parte più misteriosa di noi, quella interiore, il grillo parlante che spesso soffochiamo in maniera consapevole o meno. Sembra fuoriuscirne quasi una mappa dell’anima che invita il lettore a un confronto sincero con se stesso e con i propri simili. L’opera in questione non consola, ma interroga; non accarezza, ma scuote. Proprio per questo, la sua lettura appare oggi più necessaria che mai. Buona lettura!

 

Franca Colozzo