Caro-affitti nell’area di Rende, l’inchiesta dell’Aula Studio Liberata: «Studentati privati e fondi pubblici, serve un confronto sul diritto alla casa»
Il caro-affitti torna al centro del dibattito nell’area urbana cosentina, proprio con l’avvicinarsi del nuovo anno accademico. A riaccendere l’attenzione sul tema è un’inchiesta realizzata dal collettivo Aula Studio Liberata dell’Università della Calabria, che ha analizzato l’andamento dei canoni abitativi nella zona universitaria di Rende, il ruolo degli studentati privati e l’utilizzo dei finanziamenti pubblici destinati all’housing universitario.
La ricostruzione è contenuta in un documento diffuso dal collettivo, che abbiamo scelto di riportare dando esplicitamente conto della fonte e distinguendo le considerazioni politiche e le valutazioni degli autori dell’inchiesta dai dati e dagli elementi documentali richiamati.
Affitti, secondo il collettivo una stanza singola può arrivare a 450 euro
Secondo l’Aula Studio Liberata, nell’area immediatamente circostante l’Università della Calabria i prezzi richiesti per gli alloggi destinati agli studenti avrebbero raggiunto livelli particolarmente elevati: fino a 450 euro per una stanza singola e circa 370 euro per un posto in camera doppia.
Il collettivo segnala inoltre aumenti significativi per gli appartamenti, con bilocali e trilocali che, nelle aree più richieste o maggiormente servite, arriverebbero secondo la loro rilevazione a circa 750 euro al mese.
Si tratta, sottolineano gli studenti, di una situazione che pesa non soltanto sui giovani universitari, ma anche sulle loro famiglie, chiamate a sostenere una voce di spesa sempre più importante per consentire ai figli di frequentare l’Ateneo.
L’Aula Studio Liberata inserisce l’attuale situazione in una dinamica di lungo periodo e sostiene che il mercato degli affitti nell’area universitaria abbia conosciuto una crescita progressiva negli ultimi decenni, con una nuova accelerazione dopo la riapertura delle attività universitarie successive alla pandemia.
Nel documento vengono inoltre richiamate le aspettative legate all’apertura del nuovo corso di laurea in Medicina e allo sviluppo futuro delle strutture sanitarie nell’area, che secondo il collettivo potrebbero contribuire ad alimentare ulteriormente la domanda abitativa.
Il nodo degli studentati finanziati con risorse pubbliche
Uno dei capitoli centrali dell’inchiesta riguarda gli interventi di housing universitario finanziati attraverso le risorse pubbliche.
L’Aula Studio Liberata concentra l’attenzione in particolare sui meccanismi attraverso i quali vengono sostenuti progetti di studentati promossi da soggetti privati, evidenziando quello che il collettivo considera un possibile squilibrio tra la quota di posti destinata alle graduatorie pubbliche e quella lasciata alla gestione privata.
Secondo la ricostruzione contenuta nel documento, il 30% dei posti letto sarebbe destinato alle graduatorie pubbliche, mentre per il restante 70% il contributo pubblico concorrerebbe alla copertura dei proventi derivanti dalle locazioni nei primi anni.
L’inchiesta richiama inoltre il successivo periodo di vincolo sui canoni e pone una serie di interrogativi sui criteri con cui dovrebbero essere determinati i valori di riferimento utilizzati per stabilire gli affitti.
Sono proprio questi meccanismi a suscitare le maggiori perplessità del collettivo, che teme che gli incentivi pubblici possano non tradursi automaticamente in un abbattimento significativo del costo sostenuto dagli studenti.
Si tratta, va sottolineato, di una valutazione politica espressa dall’Aula Studio Liberata, non di un accertamento che questo giornale intende presentare come definitivo.
I progetti Urban Life e Smart City Life
Particolare attenzione viene dedicata dall’inchiesta a due progetti di studentato indicati nel documento come Urban Life e Smart City Life, localizzati nell’area di Rende.
Secondo i dati riportati dal collettivo, nell’area compresa tra Cosenza e Rende sarebbero state presentate diverse richieste di finanziamento per interventi di housing universitario, per un ammontare complessivo indicato in circa 13 milioni di euro e 669 posti letto.
Tra i progetti di maggiore dimensione vengono indicati proprio Urban Life e Smart City Life, descritti dall’Aula Studio Liberata come interventi collocati in un’area adiacente e riconducibili, secondo la ricostruzione contenuta nel documento, a una rete di imprese collegate.
L’inchiesta richiama inoltre il ruolo della Simea Srl, indicata come impresa coinvolta negli interventi, e quello dell’architetto e senatore Mario Occhiuto, citato nel documento come progettista dei due complessi.
Anche su questo punto, tuttavia, è importante distinguere la ricostruzione effettuata dal collettivo dalle eventuali responsabilità o valutazioni di carattere politico e amministrativo: il documento dell’Aula Studio Liberata formula infatti una lettura critica dell’intera operazione, mentre la presenza di soggetti pubblici o privati nei progetti non costituisce di per sé un elemento di irregolarità.
Dalle ipotesi iniziali ai progetti oggi previsti
L’inchiesta ricostruisce anche l’evoluzione progettuale dei due studentati, sostenendo che le ipotesi iniziali prevedessero un numero di posti letto significativamente superiore rispetto a quello attualmente considerato.
Secondo quanto riportato nel documento, il progetto originario avrebbe previsto complessivamente 780 posti letto, oltre a spazi destinati a negozi e servizi, mentre la successiva rimodulazione avrebbe portato il numero complessivo dei posti a 238, con una significativa riduzione del contributo pubblico richiesto.
Il collettivo collega questa evoluzione anche alla ridefinizione dei criteri di finanziamento intervenuta a livello europeo.
I tempi di realizzazione rappresentano un ulteriore elemento richiamato nell’inchiesta. L’Aula Studio Liberata segnala infatti ritardi rispetto alle scadenze inizialmente indicate e osserva che, nonostante l’avanzamento dei lavori, permane incertezza sui tempi effettivi di disponibilità degli alloggi.
Il confronto con il complesso Rocchi
Il documento mette poi a confronto la velocità con cui stanno procedendo alcuni interventi privati con la storia del Complesso Residenziale Rocchi, struttura di edilizia residenziale universitaria la cui realizzazione, secondo quanto riportato dal collettivo, è iniziata oltre quindici anni fa.
L’Aula Studio Liberata ricorda le numerose mobilitazioni studentesche che nel corso degli anni hanno posto l’attenzione sui ritardi dell’opera e indica nell’aprile 2027 l’attuale data ipotizzata per la conclusione dei lavori.
Il confronto viene utilizzato dal collettivo per porre una questione più generale: quale debba essere il rapporto tra intervento pubblico, sostegno al diritto allo studio e iniziativa privata nel settore dell’edilizia destinata agli studenti.
Alloggi e diritto allo studio
Nel documento viene riconosciuto anche il ruolo dell’Università della Calabria, che negli anni ha garantito un numero significativo di posti alloggio agli studenti.
Secondo l’Aula Studio Liberata, tuttavia, l’offerta rimane insufficiente rispetto alla domanda complessiva e vengono segnalate anche criticità relative ai tempi di assegnazione e alle condizioni di alcune strutture.
Si tratta di aspetti che meritano un confronto con tutti i soggetti interessati, a partire dall’Ateneo, dagli enti territoriali e dagli organismi che si occupano di diritto allo studio.
L’obiettivo, in questo senso, non dovrebbe essere soltanto quello di aumentare il numero complessivo dei posti disponibili, ma anche di garantire che gli alloggi universitari siano effettivamente accessibili agli studenti e compatibili con le condizioni economiche delle famiglie.
L’appello del collettivo: «La casa è un diritto»
L’inchiesta dell’Aula Studio Liberata si conclude con una forte presa di posizione politica sul tema dell’abitare.
Il collettivo contesta l’idea che l’aumento dell’offerta privata possa, da solo, risolvere il problema del caro-affitti e chiede una maggiore attenzione alle condizioni economiche degli studenti e delle loro famiglie.
«Abitare, e quindi studiare, è diventato un lusso», è in sintesi la denuncia contenuta nel documento, che invita gli studenti a organizzarsi contro gli aumenti degli affitti e a discutere nuove forme di tutela del diritto all’abitare.
La questione posta dall’inchiesta è dunque destinata a rimanere al centro del dibattito nell’area urbana: come conciliare l’esigenza di aumentare i posti letto per gli universitari con quella di mantenere gli alloggi realmente accessibili?
Il tema coinvolge direttamente studenti e famiglie, ma anche l’Università della Calabria, gli enti per il diritto allo studio, i Comuni dell’area urbana e gli operatori privati.
Per questo, più che una contrapposizione tra istituzioni e studenti, la questione sembra richiedere un confronto pubblico sui numeri, sui finanziamenti, sui tempi di realizzazione degli interventi e, soprattutto, sui prezzi finali che gli studenti saranno chiamati a sostenere.
La fonte dell’inchiesta e delle valutazioni riportate in questo articolo è il collettivo Aula Studio Liberata dell’Università della Calabria. Le considerazioni critiche contenute nel documento vengono pertanto attribuite espressamente agli autori dell’inchiesta e non rappresentano automaticamente la posizione della redazione.
