Marocco, la grande corsa al riarmo: Rabat costruisce una potenza militare mentre la sanità arranca

Miliardi di dirham per modernizzare le Forze Armate, droni, veicoli corazzati e una nuova industria nazionale della Difesa. Il Marocco cambia passo e punta a diventare una potenza militare e tecnologica regionale. Ma dentro il Paese restano forti le disuguaglianze, una sanità sotto pressione e una disoccupazione giovanile che supera il 37%.

Il Marocco sta accelerando. E lo fa sul terreno più delicato per gli equilibri del Nord Africa: quello militare.

Per il 2026 Rabat ha previsto autorizzazioni per circa 157 miliardi di dirham destinate alla modernizzazione delle Forze Armate Reali. Una cifra imponente che fotografa la dimensione della trasformazione in corso, alimentata dalla rivalità strategica con l’Algeria e dalle tensioni legate alla questione del Sahara Occidentale.

Ma questa volta la partita non riguarda soltanto l’acquisto di armi.

Il Marocco vuole produrle.

Rabat sta costruendo una propria industria della Difesa attraverso accordi internazionali, investimenti e nuovi impianti. Veicoli corazzati, droni, elettronica, manutenzione aeronautica e tecnologie per la sorveglianza sono alcuni dei settori nei quali il Paese sta cercando di sviluppare competenze e capacità produttive interne.

È un cambio di paradigma: da grande acquirente di armamenti a possibile polo industriale della Difesa nel Nord Africa.

A Berrechid è già operativa una struttura destinata alla produzione dei veicoli corazzati WhAP 8×8. Altri progetti puntano a rafforzare la produzione nazionale e a creare una filiera capace di ridurre progressivamente la dipendenza dalle importazioni.

La strategia ha una precisa logica geopolitica. Il Marocco vuole rafforzare la propria posizione rispetto all’Algeria, consolidare il controllo e la sicurezza dei propri territori e accrescere il proprio peso negli equilibri regionali.

Ma proprio qui emerge il contrasto che attraversa il Paese.

Mentre la macchina militare accelera, la sanità continua a combattere contro carenze strutturali.

Il sistema sanitario marocchino deve fare i conti con una forte insufficienza di personale: le stime indicano un deficit di circa 32 mila medici e 65 mila infermieri, con differenze profonde nell’accesso alle cure tra le grandi aree urbane e le zone periferiche.

Il settore privato continua inoltre ad avere un peso enorme. Nel 2022 rappresentava circa il 58% della spesa sanitaria complessiva, costringendo una parte consistente della popolazione a sostenere direttamente una quota significativa dei costi sanitari.

E sul mercato del lavoro il problema resta ancora più evidente tra le nuove generazioni. Nel 2025 la disoccupazione nazionale si è attestata al 13%, ma tra i giovani tra 15 e 24 anni ha superato il 37%.

Rabat prova a rispondere anche sul fronte sociale attraverso l’estensione dell’Assicurazione Malattia Obbligatoria, che ha portato sotto la copertura del sistema sanitario milioni di cittadini. Ma l’ampliamento formale della protezione non ha cancellato le differenze nell’accesso effettivo alle cure.

È questo il doppio volto del nuovo Marocco.

Da una parte un Paese che investe nella Difesa, nella tecnologia e nell’industria con ambizioni sempre più regionali. Dall’altra una società che deve ancora fare i conti con disoccupazione giovanile, disparità territoriali e carenze nei servizi pubblici.

La corsa agli armamenti, dunque, non racconta soltanto quanto Rabat voglia spendere per la sicurezza. Racconta che tipo di potenza il Marocco vuole diventare.

Una potenza capace non soltanto di comprare sistemi d’arma, ma di produrli, sviluppare tecnologie e costruire una filiera industriale autonoma.

La sfida decisiva sarà capire se questa trasformazione riuscirà a procedere insieme a quella sociale. Perché la nuova ambizione del Marocco passa dai suoi stabilimenti militari e dai suoi programmi tecnologici, ma anche dalla capacità di garantire ai propri cittadini lavoro, sanità e servizi pubblici all’altezza delle ambizioni internazionali del Paese.