AfD al 44%, la Brandmauer contro i “nazisti” trema: Merz sotto assedio, spuntano le dimissioni
Il risultato ottenuto da Alternative für Deutschland alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt rappresenta una svolta di enorme portata per la politica tedesca, perché mai, nella storia della Repubblica Federale, una formazione considerata dall’apparato di sicurezza regionale come di estrema destra era arrivata così vicina alla possibilità concreta di conquistare il governo di un Land, mentre la CDU registra il peggior risultato dalla riunificazione e Friedrich Merz si trova davanti a una delle prove politiche più difficili dall’inizio del suo cancellierato.
La AfD ha raggiunto in Sassonia-Anhalt un risultato senza precedenti nella storia delle sue partecipazioni alle elezioni regionali tedesche, attestandosi intorno al 44 per cento e sfiorando quella maggioranza assoluta che, qualora fosse stata raggiunta, avrebbe consentito al candidato di punta Ulrich Siegmund di presentarsi davanti al nuovo Landtag con la possibilità di chiedere direttamente l’investitura come ministro-presidente. Il dato assume un significato ancora più rilevante se si considera che la formazione non dispone comunque, almeno sulla base dell’esito elettorale, dei numeri sufficienti per governare autonomamente, ma si trova a pochi mandati dalla soglia necessaria per trasformare una vittoria elettorale straordinaria in una conquista istituzionale del potere.
Secondo l’analisi pubblicata dalla Süddeutsche Zeitung, il risultato costituisce una vera e propria cesura per la Germania, dal momento che l’AfD non era mai stata così vicina alla possibilità di guidare direttamente un governo regionale, e proprio questa prospettiva riporta al centro del dibattito nazionale la questione della cosiddetta Brandmauer, cioè il principio politico attraverso il quale i partiti tradizionali tedeschi hanno finora escluso la formazione di maggioranze insieme all’AfD o il sostegno parlamentare a suoi governi di minoranza.
Il problema, tuttavia, è che la distanza tra il successo elettorale e la conquista effettiva del governo rimane significativa, perché l’AfD, pur essendo il primo partito con un margine enorme rispetto alla CDU, non può eleggere da sola Siegmund se non raggiunge la maggioranza richiesta nelle prime votazioni per l’elezione del ministro-presidente. La situazione potrebbe quindi trasformarsi in una lunga trattativa parlamentare nella quale ogni singolo deputato potrebbe assumere un peso politico molto superiore alla propria consistenza numerica, soprattutto se il risultato finale dovesse confermare l’ingresso del BSW nel Landtag.
Proprio il BSW, il partito fondato da Sahra Wagenknecht, potrebbe diventare uno degli elementi decisivi della nuova legislatura, perché il suo eventuale superamento della soglia del cinque per cento cambierebbe radicalmente gli equilibri parlamentari e potrebbe persino offrire all’AfD una delle possibili strade per arrivare al governo. La Süddeutsche Zeitung sottolinea infatti come, nel caso in cui il BSW riuscisse a entrare nel Parlamento regionale, la formazione guidata da Wagenknecht potrebbe diventare determinante nelle successive trattative sulla maggioranza, mentre l’AfD potrebbe tentare di sfruttare proprio questa posizione per trasformare il proprio successo elettorale in una maggioranza politica.
Il risultato di Ulrich Siegmund, inoltre, non può essere spiegato soltanto attraverso l’insoddisfazione degli elettori nei confronti dei partiti tradizionali, le paure legate al futuro economico e sociale oppure le preoccupazioni riguardanti l’immigrazione, perché secondo l’analisi della Süddeutsche Zeitung un ruolo importante sarebbe stato svolto anche dalla personalizzazione della campagna elettorale condotta dal candidato dell’AfD, che durante le settimane precedenti al voto ha costruito una presenza particolarmente intensa sul territorio, partecipando a numerosi appuntamenti pubblici e cercando un rapporto diretto con gli elettori.
Siegmund, 35 anni, commerciante all’ingrosso di formazione e già impegnato nella vendita di profumatori per ambienti, si era presentato agli elettori con l’ambizione dichiarata di diventare il più giovane ministro-presidente di un Land tedesco, riuscendo a trasformare la propria candidatura in uno degli elementi centrali della campagna dell’AfD. La sua capacità di mobilitare sostenitori nelle piazze, di utilizzare con grande intensità i social network e di costruire una comunicazione fortemente personale avrebbe contribuito, secondo la ricostruzione della testata tedesca, a rendere meno rilevanti agli occhi di una parte dell’elettorato le controversie relative ai suoi rapporti con ambienti dell’estrema destra.
Il terremoto elettorale, però, non riguarda soltanto l’AfD, perché l’altro grande protagonista della notte elettorale è la CDU, che ha subito una delle sconfitte più pesanti della propria storia in Sassonia-Anhalt, registrando il peggior risultato ottenuto dal partito dalla riunificazione della Germania. Il ministro-presidente uscente Sven Schulze aveva condotto una campagna particolarmente intensa, muovendosi in lungo e in largo per il Land e cercando di presentarsi come un candidato vicino alla popolazione, ma questa strategia non è riuscita a impedire il trasferimento di una parte consistente dell’elettorato conservatore verso l’AfD.
La debacle della CDU assume un’importanza nazionale anche perché arriva mentre Friedrich Merz, contemporaneamente cancelliere federale e leader dei cristianodemocratici, si trova già in una posizione politicamente delicata, con livelli di consenso descritti come particolarmente problematici. La campagna della CDU regionale aveva cercato di mantenere una certa distanza dalle scelte del governo federale, e Schulze aveva persino assunto posizioni critiche su alcune riforme promosse da Berlino, ma questa strategia non sembra aver prodotto l’effetto sperato, dal momento che gli elettori hanno comunque inflitto al partito una sconfitta di dimensioni storiche.
Per Merz si apre dunque un problema estremamente delicato, perché il leader nazionale della CDU non può semplicemente imporre alla sezione regionale quale soluzione adottare per la formazione del governo, mentre qualsiasi intervento troppo diretto nelle trattative di Magdeburgo potrebbe essere interpretato come un’ingerenza della leadership federale in una decisione che il partito regionale rivendica come propria. Al contrario, un atteggiamento eccessivamente prudente potrebbe alimentare all’interno della CDU nazionale l’impressione che il cancelliere non abbia la forza politica necessaria per gestire una situazione nella quale è in gioco non soltanto il futuro della Sassonia-Anhalt, ma anche la tenuta della strategia nazionale nei confronti dell’AfD.
La questione diventa ancora più esplosiva se all’interno della CDU regionale dovesse emergere l’idea di una collaborazione, anche soltanto parlamentare, con l’AfD, perché una simile eventualità metterebbe direttamente alla prova la Brandmauer e costringerebbe Merz a scegliere tra il controllo politico del partito a livello nazionale e la necessità di evitare una frattura con una componente regionale che potrebbe rivendicare maggiore autonomia nella gestione della crisi. Una cooperazione formale o informale tra CDU e AfD rappresenterebbe infatti una rottura di una delle principali linee strategiche della politica tedesca degli ultimi anni.
Anche la SPD non esce indenne dalla consultazione, pur mantenendo un ruolo potenzialmente decisivo nella futura formazione del governo, perché il risultato ottenuto dai socialdemocratici rimane debole e apre una discussione interna sulla direzione politica del partito. Una parte della SPD sostiene che la risposta all’avanzata dell’estrema destra debba consistere in una maggiore attenzione alle politiche sociali e nella revisione delle riforme che possono essere percepite come penalizzanti dalle fasce più vulnerabili della popolazione, mentre un’altra componente ritiene invece che la SPD abbia perso consenso perché non avrebbe affrontato con sufficiente decisione le questioni legate all’immigrazione e alla sicurezza.
Il risultato delle formazioni minori rende infine ancora più complessa la costruzione di una maggioranza, perché SPD, Verdi e Linke si collocano in una fascia relativamente ravvicinata e possono quindi assumere un peso parlamentare superiore a quello suggerito dalle singole percentuali, mentre il possibile ingresso del BSW introduce un ulteriore elemento di imprevedibilità. Se l’AfD non riuscirà a conquistare autonomamente la maggioranza e il BSW entrerà nel Landtag, infatti, ogni ipotesi di governo dovrà necessariamente confrontarsi con la posizione di questa formazione, che potrebbe diventare decisiva sia per una maggioranza favorevole all’AfD sia per la costruzione di una soluzione alternativa.
La Sassonia-Anhalt si trova quindi davanti a una fase politica senza precedenti recenti, nella quale il dato elettorale ha prodotto una situazione apparentemente semplice, con un vincitore nettissimo, ma istituzionalmente molto più complessa, perché l’AfD ha conquistato una posizione di forza senza raggiungere quella maggioranza assoluta che le avrebbe consentito di trasformare immediatamente il risultato in governo. Nei prossimi giorni la vera partita non si giocherà dunque soltanto sul numero dei voti ottenuti dai singoli partiti, ma sulla capacità di costruire una maggioranza alternativa, sulla tenuta della Brandmauer e soprattutto sulla disponibilità dei partiti tradizionali a trovare una soluzione che impedisca all’AfD di trasformare il suo storico risultato elettorale nella conquista della guida del Land.
Il voto di Sassonia-Anhalt, in definitiva, va ben oltre i confini regionali e rappresenta un segnale destinato a pesare sul futuro della politica tedesca, perché dimostra quanto profondamente si sia modificato il rapporto tra l’elettorato e i partiti tradizionali e quanto rapidamente l’AfD sia riuscita a trasformare il proprio consenso in una forza politica capace di mettere concretamente in discussione gli equilibri istituzionali. Per Friedrich Merz il risultato rappresenta una sfida particolarmente difficile, mentre per CDU, SPD, Verdi e Linke si apre la necessità di trovare una formula di governo credibile senza infrangere i principi che hanno finora guidato il rapporto con l’AfD; per Siegmund, invece, comincia una partita completamente nuova, nella quale il suo 44 per cento non è ancora sufficiente per conquistare il potere, ma è abbastanza grande da costringere l’intero sistema politico tedesco a confrontarsi con la possibilità, ormai tutt’altro che teorica, di un governo regionale guidato dall’AfD.
