A Maierato la memoria della Calabria diventa cultura: Jole Silvaggio racconta i sapori antichi di una terra che guarda al mondo
La memoria della Calabria passa anche dalla tavola, dai profumi delle preparazioni tramandate di generazione in generazione, dai riti familiari e religiosi che hanno scandito per secoli il tempo delle comunità e da quei sapori antichi che oggi diventano patrimonio culturale da conoscere, conservare e raccontare al mondo: è questo il filo conduttore della serata che ieri sera, 5 settembre, al CAS di Maierato, ha accompagnato la presentazione dell’ultimo volume della ricercatrice Jole Silvaggio, Sapori antichi. Il libro della cucina calabrese, pubblicato da LibrItalia Editore, un lavoro nato da anni di ricerca, studio e riproposizione delle tradizioni gastronomiche calabresi e, con particolare attenzione, della cultura della tavola maieratana.
L’appuntamento culturale, aperto dai saluti dell’assessore alla Cultura Stefania Vallone, ha registrato la presenza di un pubblico numerosissimo, che ha seguito con attenzione e partecipazione l’intervento dell’autrice, impegnata da anni in un percorso di ricerca che non si limita alla semplice ricostruzione delle ricette, ma entra nel cuore di una cultura fatta di gesti, consuetudini, ricorrenze, prodotti, stagioni e ritualità, restituendo alla cucina il ruolo di autentico archivio della memoria collettiva. Nel volume, infatti, la tavola diventa una chiave attraverso la quale leggere la storia quotidiana delle comunità calabresi, il rapporto con il territorio e quella straordinaria capacità delle famiglie di trasformare ciò che la terra offriva in una cultura alimentare riconoscibile e profondamente radicata.
A sottolineare il valore antropologico dell’opera è stato il presidente del Centro di tradizioni e cultura popolare, dottor Franco Torchia, che ha evidenziato come il lavoro di Jole Silvaggio restituisca nel dettaglio il culto e i riti di una cucina costruita intorno all’annualità delle cadenze religiose, delle feste e della vita quotidiana, attraverso un patrimonio nel quale trovano spazio primi piatti, secondi, contorni, dolci e liquori, componendo un vero e proprio mosaico della tradizione gastronomica calabrese e, nello stesso tempo, una testimonianza delle trasformazioni sociali e culturali che hanno accompagnato la vita delle comunità.
Il rapporto tra alimentazione, cultura e Dieta Mediterranea è stato quindi al centro dell’intervento del noto antropologo maieratano Pino Cinquegrana, componente del Comitato scientifico della Dieta mediterranea di riferimento della città di Nicotera, presieduto dal dottor Antonio Montuoro, che ha ricondotto il patrimonio gastronomico descritto nel libro all’interno di una riflessione più ampia sul valore dello stile alimentare mediterraneo e sulle sue implicazioni per il benessere e la qualità della vita. Cinquegrana, autore di diverse pubblicazioni sul tema e, tra le più recenti, Oro verde del Mediterraneo, edito anch’esso da LibrItalia, ha ricordato come oltre mezzo secolo di ricerca scientifica abbia consolidato l’acquisizione secondo cui la Dieta Mediterranea è associata a una riduzione del rischio cardiovascolare e a importanti benefici sul piano metabolico, con particolare riferimento a condizioni quali ipertensione, diabete di tipo 2, ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia, nel solco degli studi che hanno caratterizzato la ricerca internazionale sulle popolazioni mediterranee.
Ma il significato della Dieta Mediterranea, ha sottolineato l’antropologo, non può essere ridotto a una semplice lista di alimenti o a un modello nutrizionale, perché essa rappresenta innanzitutto uno stile di vita, una concezione del rapporto tra individuo, ambiente, tempo, stagioni e comunità, nella quale il cibo assume un valore che va ben oltre la sua funzione alimentare e diventa espressione di benessere, identità culturale e qualità della vita. È proprio in questa prospettiva che la cucina raccontata da Jole Silvaggio acquista una dimensione più ampia, perché le ricette tradizionali diventano testimonianza di un sapere costruito attraverso l’esperienza, la stagionalità dei prodotti, le modalità di conservazione, le proporzioni, i condimenti e gli abbinamenti, secondo una logica nella quale il consumo alimentare è strettamente legato ai ritmi della natura e alle esigenze della comunità.
Oggi, ha spiegato Cinquegrana, il concetto di cultural heritage coinvolge sempre più anche i comportamenti, i riti e le pratiche attraverso cui una comunità trasmette la propria identità, e la tradizione alimentare rappresenta uno degli esempi più significativi di questo patrimonio immateriale, perché conserva al proprio interno una vera grammatica della mediterraneità, nella quale la stagionalità e la conservazione del prodotto, il rispetto delle quantità e l’equilibrio degli abbinamenti diventano parte di una filosofia del vivere. In questo senso il cibo tradizionale può assumere anche una funzione correttiva rispetto agli eccessi calorici della contemporaneità, proponendo un equilibrio capace di collegare alimentazione e qualità della vita, memoria e futuro, territorio e benessere, secondo quella visione della long life che oggi trova sempre maggiore spazio nel dibattito internazionale.
Ed è proprio nella relazione tra ciò che mangiamo e ciò che siamo che si può cogliere uno dei messaggi più forti emersi dalla serata di Maierato: noi siamo quello che mangiamo, ma siamo anche la cultura che attraverso il cibo conserviamo e trasmettiamo, perché ogni ricetta custodisce una storia, ogni prodotto racconta un territorio e ogni rito della tavola rappresenta un frammento della memoria di una comunità.
A rendere ancora più concreta la narrazione del volume è stato infine il ricco buffet realizzato secondo la tradizione direttamente da Jole Silvaggio, che ha trasformato le parole e le pagine del libro in un’esperienza sensoriale condivisa, consentendo ai numerosi presenti di ritrovare nei sapori le suggestioni della cucina calabrese e di comprendere, attraverso l’esperienza diretta, quanto il patrimonio gastronomico possa rappresentare uno strumento di identità, socialità e promozione culturale.
La serata si è conclusa tra gli applausi con l’intervento del presidente del Club di Maierato a Toronto, Dominic Costa, presente in paese in occasione della festa degli Scrisi, a conferma di come la cultura gastronomica e le tradizioni locali possano oltrepassare i confini della Calabria e raggiungere le comunità calabresi sparse nel mondo, creando un ponte tra chi è rimasto nella propria terra e chi, partendo da essa, ha costruito la propria vita lontano. Ed è forse proprio questo il valore più attuale di Sapori antichi. Il libro della cucina calabrese: non soltanto conservare le ricette del passato, ma trasformare la memoria della tavola in un linguaggio universale capace di parlare alla Calabria, alle sue comunità nel mondo e a un pubblico internazionale sempre più interessato al rapporto tra cultura, territorio, alimentazione e qualità della vita.
