«Vannacci porta aria fresca»: la testimonianza di Angela D’Alessandro su famiglia, aborto e maternità

«Si sguaineranno le spade per dimostrare che le foglie in estate sono verdi». È la frase di Gilbert Keith Chesterton scelta da Angela D’Alessandro, del Comitato Prolife Insieme, per commentare l’articolo pubblicato da La Prima Pagina sulle posizioni di Roberto Vannacci in materia di aborto, famiglia, gender e tutela dei minori.

Una frase che, nella lettura di D’Alessandro, descrive bene il tempo presente: un’epoca nella quale anche ciò che appare evidente può diventare oggetto di una disputa ideologica. Ed è proprio da questa convinzione che nasce la sua lunga testimonianza, nella quale la rappresentante del Comitato Prolife Insieme prende apertamente posizione a favore delle idee espresse dal generale e della nuova proposta politica di Futuro Nazionale.

«Siamo immersi in un tempo in cui viene negata o messa in discussione la verità», scrive D’Alessandro. A suo giudizio, si sarebbe progressivamente perso il senso di ciò che è ovvio, insieme alla capacità di riconoscere la logica e la natura delle cose.

Una premessa che porta direttamente al tema politico. Secondo D’Alessandro, è «su queste ceneri» che nasce Futuro Nazionale, con Vannacci alla guida: non un movimento portatore di principi straordinari o di assiomi da dimostrare, ma una proposta che, nella sua interpretazione, cerca di rimettere al centro alcuni concetti considerati fondamentali.

Il primo è quello della famiglia.

D’Alessandro richiama le parole contenute ne Il mondo al contrario, dove Vannacci sostiene di non ritenere esistente un diritto alla genitorialità e individua invece quello che definisce il diritto dei figli a essere cresciuti, in via generale, da chi biologicamente li ha procreati.

La rappresentante del Comitato Prolife Insieme considera questa impostazione coerente con una concezione tradizionale della famiglia. Nel suo ragionamento precisa però che esistono naturalmente situazioni nelle quali un figlio può crescere con un solo genitore, per esempio a causa della morte dell’altro. Circostanze nelle quali, secondo D’Alessandro, è necessario intervenire con sostegno e protezione.

Il punto della sua riflessione, tuttavia, è un altro: ciò che nasce da una situazione naturale o da una circostanza dolorosa non dovrebbe diventare automaticamente un modello generale.

Il no alla gestazione per altri

Altro passaggio centrale riguarda la gestazione per altri.

D’Alessandro condivide senza esitazioni la contrarietà di Vannacci alla pratica, che definisce una forma di sfruttamento delle donne e di commercializzazione della maternità.

Richiamando ancora le parole del generale, la rappresentante del Comitato Prolife Insieme contesta l’idea di una donna considerata come uno strumento attraverso il quale portare avanti una gravidanza per poi affidare il bambino ad altri.

Il tema, nella sua prospettiva, non riguarda quindi soltanto la libertà individuale, ma il modo stesso in cui la società considera il corpo femminile, la maternità e il diritto dei bambini.

Omosessualità e ideologia

La lettera affronta poi uno degli argomenti più controversi delle posizioni di Vannacci: il rapporto tra omosessualità, natura e identità.

D’Alessandro respinge la lettura secondo cui il generale avrebbe definito l’omosessualità una forma «deviante». Secondo la sua interpretazione, Vannacci avrebbe invece distinto tra l’esistenza dell’omosessualità e il concetto di «normalità secondo natura».

Da qui parte la critica alle associazioni LGBTQ+, che D’Alessandro accusa di trasformare una questione individuale in una battaglia ideologica.

È un passaggio che si inserisce nel più ampio confronto sull’educazione alla sessualità nelle scuole e sul ruolo delle famiglie nelle scelte educative riguardanti i minori.

Aborto: diritto o «infelice necessità»?

È però soprattutto sull’aborto che la testimonianza assume un significato politico particolarmente forte.

D’Alessandro ricorda la posizione espressa da Vannacci sull’interruzione volontaria di gravidanza: non un diritto, ma una «infelice necessità» alla quale alcune donne sono costrette a ricorrere.

La rappresentante del Comitato Prolife Insieme sottolinea inoltre che Vannacci non avrebbe proposto l’abolizione della legge 194, mentre come europarlamentare si sarebbe opposto all’introduzione dell’aborto come valore comune nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

La sua posizione, nella ricostruzione proposta nella lettera, sarebbe accompagnata dalla richiesta di maggiori politiche di sostegno alla maternità.

È questo uno dei punti sui quali D’Alessandro insiste maggiormente: se una donna arriva a interrompere una gravidanza perché non dispone delle risorse economiche, sociali o familiari necessarie, la risposta dello Stato dovrebbe essere quella di aiutarla.

«Una mamma sia messa nella condizione di dire sì alla vita», scrive.

Una posizione dichiaratamente pro-life che l’autrice contrappone a ciò che considera una cultura nella quale l’aborto rischia di essere presentato come una soluzione ordinaria anziché come una scelta dolorosa.

Il consenso intorno a Vannacci

D’Alessandro riconosce che queste posizioni hanno provocato forti reazioni e sono state accusate dai loro oppositori di essere retrograde ed estremiste.

Ma proprio il consenso politico che Futuro Nazionale starebbe raccogliendo viene indicato nella lettera come un elemento da non sottovalutare.

Il riferimento è ai sondaggi che attribuiscono al movimento percentuali significative. Per D’Alessandro, il dato dimostrerebbe che esiste una parte dell’elettorato che non si riconosce più nella direzione intrapresa dalla società e dalla politica.

Il fenomeno, dunque, non sarebbe soltanto riconducibile alla figura di Vannacci. Dietro il consenso ci sarebbe, secondo la sua lettura, un disagio più profondo: la sensazione di una parte degli italiani di non riconoscersi più nei cambiamenti culturali e sociali in corso.

«Abbiamo bisogno di aria fresca»

È qui che arriva la metafora più forte della lettera.

«In mezzo a tutta questa confusione», scrive D’Alessandro, la politica del generale starebbe portando «boccate di aria fresca».

Una frase che diventa quasi la sintesi dell’intero intervento.

L’autrice parla infatti di una società che respira «un’aria viziata» e che avrebbe bisogno di tornare a confrontarsi con valori considerati fondamentali: la difesa della vita, il sostegno alla maternità, la centralità della famiglia, la sicurezza, l’identità culturale.

«Famiglia non è solo una parola», sostiene, ma la base dalla quale partire per imparare amore, rispetto e sacrificio.

Nella sua visione, difendere la propria cultura e la propria identità non significa essere razzisti, così come parlare di sicurezza non dovrebbe essere una prerogativa di una parte politica.

La conclusione è quindi un appello a recuperare quelli che D’Alessandro considera «valori dimenticati».

Una testimonianza che, per sua stessa natura, non pretende di essere neutrale: è una presa di posizione precisa, pro-life e conservatrice, a sostegno della proposta politica di Vannacci.

Ma proprio per questo rappresenta un’altra tessera del mosaico del confronto politico italiano, nel quale temi come famiglia, aborto, maternità, identità e diritti sono diventati terreno di uno scontro sempre più esplicito.