3 Luglio 2006, per non dimenticare…l’alluvione nel Vibonese
di Paolo Fedele *
Era un lunedì d’estate quando, a mezzogiorno, il cielo si aprì con una furia improvvisa.
Una bomba d’acqua si abbatté sul litorale, e un fiume di fango travolse la statale, portandosi via tutto ciò che incontrava.
Due guardie giurate furono inghiottite dall’acqua mentre percorrevano quella strada.
Un bambino di appena 16 mesi fu strappato dalle braccia di chi cercava disperatamente di salvarlo. Un pastore, colpito da un fulmine, morì cercando riparo in un ovile.
Interi quartieri furono invasi da un metro di fango. Le famiglie persero tutto: case, ricordi, una vita intera.
Duecento milioni di euro di danni, ma il prezzo più alto furono le vite spezzate.
Vent’anni non bastano a cancellare il dolore di chi ha perso tutto in un pomeriggio d’estate.
Resta la memoria, e la speranza che non accada mai più.
Io l’ho vissuta in prima persona, insieme a un altro collega (Carmelo Vallone).
Ci siamo ritrovati impegnati a salvare alcune persone rimaste bloccate all’interno del villaggio turistico di Bivona, mentre l’acqua saliva e il fango inghiottiva ogni cosa intorno a noi.
Un’emozione che porto ancora dentro, che non si cancella con il passare degli anni.
Quel fango.
Quei detriti che affioravano dall’acqua, trascinati via senza pietà.
Oggetti, ricordi, pezzi di vite intere che scivolavano via davanti ai nostri occhi, impotenti.
Ciò che veniva perso in quei momenti non era solo materia: era il tempo, la storia, l’anima di una comunità intera.
* Riceviamo e pubblichiamo

