Trump annuncia accordo con l’Iran: riapre Hormuz, crolla il petrolio. Teheran rivendica vittoria, Israele resta isolato
Washington esulta, Teheran parla di resa americana, Israele osserva con preoccupazione. Dopo settimane di tensione militare e il rischio concreto di un ampio conflitto regionale, Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un’intesa destinata a cambiare gli equilibri geopolitici del Medio Oriente. Al centro dell’accordo la riapertura dello Stretto di Hormuz, la progressiva revoca delle sanzioni e un nuovo negoziato sul programma nucleare iraniano.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato quella che definisce una svolta storica nei rapporti tra Washington e Teheran. Attraverso un messaggio pubblicato sulla sua piattaforma Truth Social, il leader americano ha confermato che lo Stretto di Hormuz verrà riaperto entro venerdì, consentendo il ritorno alla normale circolazione delle petroliere e delle navi commerciali in una delle aree più strategiche del pianeta.
“Con l’apertura dello Stretto di Hormuz, prevista per venerdì, il petrolio tornerà a fluire liberamente a beneficio della regione e del resto del mondo”, ha scritto Trump, attribuendosi il merito di un’intesa che, a suo dire, garantirà pace e sicurezza all’intero Medio Oriente.
L’annuncio arriva dopo giorni di altissima tensione, caratterizzati da bombardamenti israeliani in Libano, minacce di rappresaglia iraniane e timori diffusi di un allargamento del conflitto. In questo scenario, l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran rappresenta un evento destinato ad avere conseguenze non soltanto regionali ma globali.
Lo Stretto di Hormuz torna operativo
La riapertura dello Stretto di Hormuz è probabilmente l’aspetto più significativo dell’intesa. Attraverso questo corridoio marittimo transita infatti una quota enorme delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale.
Le tensioni degli ultimi mesi avevano provocato forti preoccupazioni nei mercati internazionali, con il rischio di interruzioni delle forniture energetiche e conseguenti aumenti dei prezzi.
Non appena si è diffusa la notizia dell’accordo, i mercati hanno reagito con immediatezza. Il petrolio WTI ha registrato una flessione del 4,8%, scendendo a 80,80 dollari al barile, mentre il Brent ha perso il 3,9%, attestandosi a 83,89 dollari.
Una reazione che gli analisti interpretano come un segnale di fiducia nella stabilizzazione dell’area e nella ripresa delle normali attività commerciali.
Trump ha accompagnato l’annuncio con toni trionfalistici.
“Autorizzo pienamente l’apertura gratuita dello Stretto di Hormuz e, contemporaneamente, autorizzo l’immediato ritiro del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori”, ha dichiarato il presidente americano.
Il memorandum firmato in Svizzera
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, il memorandum d’intesa dovrebbe essere formalizzato il 19 giugno in Svizzera, dopo un lavoro diplomatico che avrebbe visto il Pakistan svolgere un importante ruolo di mediazione.
È stato infatti il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ad annunciare pubblicamente il raggiungimento dell’accordo tra Washington e Teheran.
Le parti avrebbero concordato una cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso quello libanese.
Nei prossimi sessanta giorni proseguiranno inoltre negoziati tecnici destinati ad affrontare i nodi più delicati rimasti aperti, a partire dal programma nucleare iraniano.
Tra i temi sul tavolo figurano:
- la gestione dell’uranio arricchito;
- il futuro delle attività nucleari civili iraniane;
- lo sblocco degli asset finanziari iraniani congelati all’estero;
- la progressiva eliminazione delle sanzioni economiche americane.
Lo stesso Trump ha confermato che la questione nucleare sarà affrontata in una fase successiva.
“Ci occuperemo della questione nucleare più avanti, quando saremo pronti a intervenire. Direi nel corso del prossimo mese o due. Non c’è fretta”, ha affermato.
Teheran: “Abbiamo umiliato Stati Uniti e Israele”
Se Washington presenta l’intesa come una vittoria diplomatica americana, la narrazione iraniana è diametralmente opposta.
Le forze armate della Repubblica Islamica hanno infatti diffuso un duro comunicato nel quale sostengono che il nuovo accordo rappresenterebbe la prova della sconfitta degli avversari.
Secondo lo Stato maggiore iraniano, l’Iran avrebbe imposto la propria volontà agli Stati Uniti e a Israele.
“La Repubblica Islamica ha imposto la sua volontà divina e ferrea sui suoi nemici americani e sionisti. Il nemico non ha avuto altra scelta che accettare la sconfitta”, si legge nella dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato.
Anche il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha sottolineato che gli impegni previsti dall’intesa entreranno in vigore da venerdì, precisando però che l’Iran procederà oltre soltanto dopo verifiche concrete sullo scongelamento dei fondi e sulla revoca delle restrizioni economiche.
Teheran considera infatti la fine delle sanzioni uno degli elementi essenziali dell’accordo.
La frattura tra Trump e Netanyahu
Sul piano politico, uno degli aspetti più sorprendenti della vicenda riguarda il duro scontro emerso tra Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Nel corso di un’intervista ad Axios, il presidente americano ha espresso apertamente la propria irritazione per l’attacco israeliano contro Beirut.
Secondo Trump, i raid avrebbero rischiato di compromettere il delicato processo diplomatico che stava conducendo alla firma del memorandum.
Il leader americano non ha usato mezzi termini nel criticare l’azione israeliana, accusando Netanyahu di aver messo a rischio una storica opportunità di pace proprio mentre le trattative erano ormai vicine alla conclusione.
Le sue parole hanno provocato stupore negli ambienti politici israeliani.
Fonti governative citate dai media dello Stato ebraico hanno parlato di “sconcerto” per la durezza delle dichiarazioni provenienti dalla Casa Bianca.
Israele teme le conseguenze dell’intesa
Dietro le tensioni diplomatiche emerge una divergenza strategica profonda.
Israele guarda infatti con grande diffidenza all’accordo tra Stati Uniti e Iran.
Secondo funzionari israeliani citati dai media nazionali, il memorandum rischierebbe di favorire Teheran concedendo alla Repubblica Islamica importanti vantaggi economici e politici senza eliminare definitivamente le preoccupazioni legate al programma nucleare.
Per il governo israeliano, la revoca delle sanzioni e lo sblocco delle risorse finanziarie potrebbero rafforzare ulteriormente l’influenza regionale dell’Iran.
Da qui le forti riserve espresse nelle ultime ore e la convinzione che Washington abbia accettato condizioni troppo favorevoli per Teheran.
Un nuovo equilibrio in Medio Oriente?
Resta ora da capire se l’intesa annunciata riuscirà davvero a trasformarsi in una pace stabile e duratura.
Per Trump si tratta di uno dei più importanti successi diplomatici della sua presidenza. Il presidente americano rivendica di aver ottenuto ciò che, a suo dire, i predecessori non erano riusciti a raggiungere: un accordo diretto con l’Iran capace di evitare una guerra regionale.
Per Teheran, invece, il memorandum viene presentato come il riconoscimento della propria forza negoziale e della capacità di resistere alle pressioni occidentali.
Nel mezzo resta Israele, sempre più isolato rispetto al nuovo asse diplomatico che sembra delinearsi tra Washington e Teheran.
Le prossime settimane saranno decisive. La firma ufficiale prevista in Svizzera, la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvio dei negoziati sul nucleare costituiranno i primi test concreti per verificare se il Medio Oriente stia davvero entrando in una nuova fase o se si tratti soltanto di una tregua temporanea in una delle aree più instabili del mondo.
