Ascoltando il respiro del vento
La fortuna di trovarsi qui adesso, in questo millennio, di luci e ombre, in questo mondo diverso, e avere ancora il desiderio di continuare il viaggio fino alla fine.
La fortuna mia è di trovarmi in questo “ cazzabuglio ” con un passato che non muore e una memoria che ricorda tutto senza tralasciare nulla. E con questa fortuna, ho potuto viaggiare in questo luogo a me estraneo, sotto mentite spoglie, con falsi documenti identificativi, senza una fissa dimora in uno spazio senza tempo.
Non so più da quanto tempo vivo clandestinamente, muovendomi pure con fatica tra gente che non fa quasi più uso del linguaggio e quello che ha è un insieme di monosillabi, senza anima, senza passione, falsato e ipocrita .
E sono qui in questo “ cazzabuglio” , un periferico lontano da un cuore meccanico che pulsa notte e giorno, ove la violenza di ogni genere è considerata “ quotidianità “ giustificata e graziata pure.
Vivo con il mio bagaglio ingobrante.
E’ un gomitolo di lana, tinta di rosso.
E’ un filo sottile, che mi lega alla vita che conosco e non quella che ho.
E’ un filo rosso che mi lega all’amore che un tempo ho conosciuto e che non ho più.
Ma anche al dolore che mi porto dentro di trovarmi qui, in questo mondo con cui ho poco da condividere un mondo che ruba esistenza.
E’ di esistenza rubata, sottratta, che si tratta.
Rubata a una umanità che ha conosciuto il fascino della grande bellezza. Una umanità che ha avuto in se il respiro del vento e che non è più capace.
So bene di essere ormai giunto ai miei ultimi giri di boa, costretto mio malgrado a condividere questo mio ultimo tempo, con una società
“ zombie “.
Continuo a chiedermi in che senso questi siano in grado di vedere, chi o che cosa rimane negli occhi. Non so se quel che vedono sia una realtà chiara e completa o chi ancora vive negli occhi.
Sono ancora io, io e basta. Comunque ancora con la mia personale esperienza. Difficile credere che questa società di zombie possa disporre di qualcosa di simile. Quel che conosce è solo che violenza e sopruso di ogni genere.
Comunque, mentre continuo a vivere e guardare questa società, continuo a sentirmi scombussolato, insicuro. Nonostante il netto spartiacque tra esseri viventi e inanimati, resta innegabile che io e loro siamo vincolati alle stesse leggi fisiche, diventare polvere. Chissà, forse la conoscenza e cultura non mi garantiscono nessuno status speciale, forse significa ben poco, forse le figure in piedi davanti a me non sono vive a tutti gli effetti.
