Cagliari guarda al futuro: periti industriali, università e intelligenza artificiale al centro della trasformazione tecnologica
Dalla digitalizzazione all’aerospazio, passando per la formazione dei giovani e il ricambio generazionale. Il confronto promosso dai Periti Industriali di Cagliari accende i riflettori su professioni tecniche sempre più decisive per lo sviluppo economico della Sardegna e dell’Italia
In un momento storico in cui l’attenzione pubblica è spesso concentrata su turismo, servizi e grandi trasformazioni geopolitiche, c’è un mondo che continua a lavorare dietro le quinte garantendo il funzionamento di infrastrutture, impianti, edifici e sistemi produttivi. È il mondo delle professioni tecniche, rappresentato da periti industriali e ingegneri, protagonisti di un recente incontro promosso a Cagliari sul rapporto tra professioni tecniche e intelligenza artificiale.
Un confronto che ha offerto l’occasione per riflettere non soltanto sull’impatto delle nuove tecnologie, ma anche sul ruolo strategico che queste figure svolgono nell’economia contemporanea e nel futuro della Sardegna.
A sottolinearne l’importanza è stato innanzitutto il professor Roberto Ricciu, professore associato dell’Università degli Studi di Cagliari, chiamato a commentare un’affermazione che sintetizza bene il peso di queste professionalità: senza periti industriali molti impianti non funzionerebbero o non sarebbero efficienti.
Una considerazione che, secondo Ricciu, corrisponde pienamente alla realtà.
Un riconoscimento importante, condiviso anche da Mario Vincenti, vicepresidente dell’Ordine dei Periti Industriali di Cagliari, che ha ricordato come la categoria sia presente in praticamente tutti i comparti produttivi.
«Le specializzazioni del perito industriale coprono ambiti che vanno dall’edilizia all’aeronautica. Si tratta di professionisti che operano in settori strategici e che costituiscono un supporto essenziale per il mondo dell’industria e per tutte le attività ad essa collegate».
Il dibattito, su Fast News Platform, ha offerto anche l’occasione per analizzare lo stato di salute dell’economia cagliaritana e sarda.
Secondo Vincenti, l’industria tradizionale non sta vivendo una fase di particolare espansione, ma emergono segnali positivi nel comparto dei servizi avanzati e della trasformazione digitale.
«Non assistiamo a una crescita dell’industria classica, quella manifatturiera e produttiva che tutti conosciamo, ma osserviamo un fermento interessante nel settore dei servizi, soprattutto quelli legati all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione. In Sardegna esistono realtà importanti che fungono da traino e che stanno contribuendo a creare nuove opportunità professionali».
Una trasformazione che richiede competenze tecniche sempre più specializzate e che coinvolge direttamente anche il mondo universitario.
L’Università di Cagliari continua a rappresentare uno dei principali poli di formazione dell’isola. Pur operando in un contesto economico non semplice, l’ateneo cerca di adeguare costantemente i propri percorsi formativi alle esigenze del mercato del lavoro.
«Il sistema imprenditoriale sardo ha vissuto stagioni migliori e dal 2009-2010 ha subito un progressivo ridimensionamento – ha osservato Ricciu – ma la nostra università continua a formare professionisti di alto livello. I laureati, in particolare quelli dell’area ingegneristica, sono molto apprezzati anche fuori dalla Sardegna e spesso trovano opportunità professionali in Italia e all’estero».
Un fenomeno che testimonia la qualità della formazione universitaria ma che, allo stesso tempo, evidenzia il problema della fuga delle competenze verso territori caratterizzati da una maggiore presenza industriale.
Nel corso del confronto è emerso anche il ruolo crescente che il turismo ha assunto nell’economia regionale.
Secondo Ricciu, la Sardegna ha progressivamente orientato parte significativa della propria crescita verso questo settore, trasformandolo in una vera e propria industria capace di generare ricchezza e attrarre investimenti.
Ma accanto al turismo, l’isola guarda con crescente interesse anche all’innovazione tecnologica e all’aerospazio.
«Esistono progetti di grande rilievo che coinvolgono università, enti di ricerca e istituzioni nazionali – ha spiegato il docente – con investimenti molto importanti nel settore aerospaziale. Sono iniziative che vedono la partecipazione di numerosi soggetti e che confermano il potenziale della Sardegna anche in comparti altamente tecnologici».
Uno dei temi centrali della trasmissione è stato quello del ricambio generazionale e dell’attrattività delle professioni tecniche per i giovani.
Negli ultimi anni la figura del perito industriale ha vissuto una profonda evoluzione normativa. Oggi, infatti, l’accesso alla professione non è più possibile con il solo diploma, ma richiede una laurea triennale professionalizzante o una laurea magistrale.
Una trasformazione che punta ad aumentare il livello di preparazione dei professionisti e ad allineare maggiormente il sistema italiano agli standard europei.
«Le lauree professionalizzanti rappresentano una delle principali novità introdotte negli ultimi anni – ha spiegato Vincenti – perché consentono agli studenti di ottenere contemporaneamente una formazione universitaria e l’abilitazione professionale, grazie a percorsi che integrano il tirocinio all’interno degli studi».
L’obiettivo è rendere la professione più attrattiva e offrire ai giovani un accesso più rapido e diretto al mercato del lavoro.
Tuttavia, la sfida rimane aperta.
«I giovani non sempre conoscono le opportunità offerte dalle professioni tecniche e probabilmente anche noi abbiamo delle responsabilità nel comunicare meglio queste possibilità», ha ammesso il vicepresidente dell’Ordine.
Il problema del ricambio generazionale riguarda del resto numerosi settori professionali e segue, almeno in parte, l’andamento demografico del Paese.
«Non registriamo un afflusso massiccio di nuovi iscritti – ha spiegato Vincenti – e proprio per questo diventa fondamentale trasferire alle nuove generazioni il patrimonio di competenze accumulato da chi ha vissuto il passaggio dall’analogico al digitale».
Un tema che si collega direttamente alla rivoluzione tecnologica in corso e all’avvento dell’intelligenza artificiale.
Secondo i due professionisti, le nuove tecnologie rappresentano un’opportunità straordinaria, ma richiedono solide basi culturali e professionali.
Chi ha attraversato entrambe le epoche, quella analogica e quella digitale, possiede infatti una conoscenza preziosa dei processi e delle trasformazioni che hanno portato all’attuale scenario tecnologico.
La vera sfida, dunque, non è sostituire l’uomo con la tecnologia, ma mettere le competenze umane nelle condizioni di guidare e governare l’innovazione.
Un messaggio che da Cagliari assume un significato particolare.
In una città che conta circa 150 mila abitanti e che, con l’area metropolitana, supera abbondantemente i 400 mila residenti, la capacità di investire nella formazione tecnica, nell’innovazione e nei giovani potrebbe rappresentare una delle chiavi per costruire il futuro dell’Isola.
Un futuro in cui periti industriali, ingegneri, ricercatori e professionisti specializzati continueranno a svolgere un ruolo spesso poco visibile agli occhi dell’opinione pubblica, ma essenziale per il funzionamento e la competitività del sistema economico italiano, europeo ed internazionale.
