Questa è la nostra Palestina, non la vostra…!!
di Samir Al-Qaryouti
Cinquantanove anni fa, a quest’ora, mi trovavo nella città di Zarqa, in Giordania. Nel cielo sfrecciavano caccia militari da un po’ di tempo, senza che ne conoscessimo l’identità. Era la guerra del 5 giugno, ovvero l’aggressione israeliana contro Giordania, Egitto e Siria, e l’occupazione — da parte di un esercito incline a uccidere i bambini — del resto della Palestina, di una parte dell’Egitto e delle alture del Golan in Siria.
La fonte di tutte le notizie era Israele oppure la radio Sawt al-Arab (La Voce degli Arabi), con i comunicati infuocati di Ahmed Said che abbatteva dieci aerei israeliani al minuto, mentre i rottami degli aerei egiziani e siriani coprivano le basi aeree dei tre paesi.
Gli arabi subirono una sconfitta schiacciante e devastante nel giro di sette ore, durante le quali dissiparono una lunga storia di fermezza e di lotta; ma la sconfitta era più chiara del sole e le menzogne per giustificarla erano più grandi delle piramidi del Cairo.
Nell’aggressione del 5 giugno, i primi a essere sconfitti furono le forze politiche arabe che fallirono in ogni singola prova storica, obbedendo alla volontà di militari giunti al potere sul dorso di un carro armato mezzo scassato e trasformatisi in semidivinità, convinti che non esistesse nessun altro al mondo all’infuori di loro.
Non è mio compito criticare questo o quel regime, ma ho il diritto di esprimere alcune osservazioni. La prima riguarda l’attuale situazione del popolo palestinese e cosa abbia guadagnato dagli infausti Accordi di Oslo. Due settimane fa è ricorso il settantottesimo anniversario della Nakba (la Catastrofe), e l’Autorità Palestinese è stata assente, senza menzionare nemmeno una parola sullo stupro della Palestina nel giorno della sua catastrofe. Oggi dimenticano il cinquantanovesimo anniversario della Nalsa (la Ricaduta), con tutte le sciagure che ci ha trascinato appresso.
A mio avviso, alcuni hanno costruito una “loro Palestina” su misura dei propri desideri e interessi, e ciò che è accaduto in quello che è stato definito l’ottavo e ultimo congresso di Fatah ne è il più grande esempio. Ritengo che l’attuale Autorità presenti un modello specifico di Palestina in linea con la propria narrativa, ossia la “soluzione a due Stati” basata su Oslo, e qualsiasi movimento al di fuori di questo tetto è tassativamente proibito.
Ora vediamo in Italia una tendenza a oscurare l’idea della “nostra Palestina”, vale a dire la causa di noi, gente comune del popolo; una causa che consideriamo di diritto, giustizia ed equità, che rifiuta l’occupazione militare e il cui popolo opera per la liberazione con tutti i mezzi disponibili.
Tutti hanno il diritto di lavorare in Italia per servire la causa palestinese, ma nessuna fazione palestinese ha il diritto di portare avanti determinate iniziative solo per ottenere il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di questo o quel consiglio comunale, mentre l’attuale governo italiano non riconosce lo Stato di Palestina (esattamente come ha fatto il governo di sinistra di Renzi, che non ha mai riconosciuto lo Stato di Palestina).
I movimenti di solidarietà con la Palestina hanno il diritto di relazionarsi con essa in modo onesto e a partire dalla realtà vissuta quotidianamente. Poi arriva l’Autorità e lancia in Italia una campagna per la liberazione del prigioniero e militante Marwan Barghouti, proprio mentre Israele reprime migliaia di prigionieri, vecchi e nuovi, mettendoli nelle mani di un estremista che meriterebbe di comparire davanti ai tribunali internazionali?!
Noi stiamo con la nostra Palestina normale e non con la Palestina di questo o di quello; stiamo con coloro che resistono con pazienza e fermezza, aggrappati alla loro terra in Palestina e ai loro diritti, primo fra tutti il diritto all’autodeterminazione.
Il nostro dovere è di essere politicamente consapevoli della gravità di ciò che sta accadendo in Palestina e in Libano; il nostro dovere è di rafforzare e sostenere il movimento di solidarietà internazionale e italiano con la Palestina; e il nostro dovere fondamentale è sostenere Gaza, vessillo di libertà e simbolo della lotta per la liberazione.
* Riprendiamo dalla pagina social del giornalista internazionale
