Perugia. “L’arte nasce dal nulla e nelle rovine trova la propria rinascita”
A Perugia il confronto tra Andrea Emo e Anselm Kiefer: «Creare significa anche distruggere»
«L’arte crea dal nulla e di questo nulla riesce ad assumere la forma». È una delle riflessioni centrali emerse dall’intervento di Carla Caputo, dottoranda in Storia e Trasmissione delle Eredità Culturali, che ha proposto una lettura originale del rapporto tra il filosofo Andrea Emo e l’artista tedesco Anselm Kiefer durante un incontro accademico dedicato al dialogo tra filosofia, arte e processi creativi.
La relazione, intitolata “La forma del nulla: l’arte di Kiefer e l’estetica di Emo tra disfacimento e piacere”, ha affrontato uno dei temi più complessi e affascinanti della riflessione contemporanea: il rapporto tra creazione e distruzione.
«Attraverso questo filosofo e attraverso il gigante dell’arte contemporanea Anselm Kiefer – ha spiegato Caputo – proveremo a capire che cosa significhi la forma del nulla e che cos’è questo nulla che accomuna entrambi gli autori».
Al centro dell’analisi il pensiero di Andrea Emo, filosofo che individua nel nulla assoluto l’origine di ogni manifestazione dell’essere. Secondo la studiosa, l’arte rappresenta il luogo privilegiato in cui questo processo diventa percepibile.
«Il nulla non si manifesta come presenza immediata, ma soltanto attraverso la propria autonegazione. È nel momento in cui si nega che si attualizza nelle forme determinate dell’esistenza», ha affermato.
Da qui nasce una concezione dell’opera d’arte lontana dalla semplice rappresentazione della realtà. «L’arte non si limita a rappresentare il mondo. L’opera è un’esperienza creativa che nasce dal nulla e continuamente vi ritorna», ha sottolineato.
Nel corso dell’intervento, Caputo ha insistito sul carattere misterioso e irriducibile dell’esperienza artistica, richiamando alcuni passaggi degli scritti di Emo.
«L’opera autentica conserva sempre un margine di opacità, un’eccedenza che resiste a ogni interpretazione definitiva. L’arte rende sensibile l’assoluto, ma la sua verità consiste proprio nel mostrare ciò che non può essere completamente mostrato».
Una riflessione che conduce direttamente all’opera di Anselm Kiefer, artista che ha trasformato la materia stessa in linguaggio filosofico.
«In Kiefer il fare sembra implicare strutturalmente il proprio disfare», ha osservato la relatrice. «Creare significa anche consumare, cancellare, sottrarre. Significa condurre qualcosa alla forma senza separarlo dalla sua origine».
Particolare attenzione è stata dedicata alla tecnica dell’artista tedesco, che utilizza piombo, cenere, paglia, legno e materiali destinati alla trasformazione.
«Le sue opere non si costituiscono a partire da un’immagine preliminare, ma attraverso un processo materiale fatto di stratificazioni, combustioni e sedimentazioni. La distruzione non è esterna al processo creativo: ne costituisce la condizione».
Secondo Caputo, proprio in questo aspetto emerge il punto di contatto più profondo tra il pensiero di Emo e la ricerca di Kiefer.
«I suoi quadri vivono all’interno di una tensione continua tra essere e non essere. La forma non è mai data in anticipo, ma si produce nel confronto costante con la materia e con la sua capacità di trasformarsi».
La relatrice ha poi richiamato una celebre affermazione dello stesso Kiefer: «Per me il vero artista è sempre stato un iconoclasta», evidenziando come la distruzione, nell’opera del maestro tedesco, non rappresenti una fine ma un momento necessario della creazione.
Nelle conclusioni, Carla Caputo ha sintetizzato il significato più profondo della sua ricerca.
«L’opera autentica costituisce sempre la traccia di qualcosa che è scomparso. Per questo l’arte continua a rinascere attraverso le proprie rovine».
E ha chiuso con un’immagine destinata a rimanere impressa nel pubblico: «La luce non arriva dopo il fuoco. È il fuoco stesso dell’autodistruzione a renderla possibile».
Un intervento che ha suscitato interesse e riflessioni, offrendo una lettura dell’arte contemporanea come processo aperto, nel quale creazione e distruzione non sono opposti, ma parti inseparabili dello stesso movimento.
