Dalla USS Cole allo Stretto di Hormuz: la paura di un nuovo attacco alle navi USA nel braccio di ferro con l’Iran

La memoria dell’attacco alla USS Cole del 2000 torna al centro delle strategie militari statunitensi mentre cresce la tensione nello Stretto di Hormuz, uno dei punti più delicati per gli equilibri energetici globali.

Secondo un’analisi del New York Times, le lezioni apprese da quell’episodio sono oggi considerate fondamentali per la sicurezza della flotta americana impegnata nel Golfo Persico e nel Mare Arabico, dove gli Stati Uniti hanno schierato diverse unità navali, tra cui cacciatorpediniere classe Arleigh Burke.

Il contesto è quello di un forte braccio di ferro con l’Iran, che avrebbe rafforzato il controllo sullo Stretto di Hormuz, minacciando azioni contro le navi in transito non autorizzato e aumentando il livello di allerta nella regione. Washington, dal canto suo, ha intensificato la presenza militare con l’obiettivo di garantire la sicurezza delle rotte e mantenere la pressione economica su Teheran.

Il riferimento storico è l’attacco del 12 ottobre 2000 contro la USS Cole, avvenuto nel porto di Aden, in Yemen. Un piccolo barchino in fibra di vetro, con a bordo due attentatori suicidi legati ad Al Qaeda, riuscì ad avvicinarsi al cacciatorpediniere statunitense e a far esplodere un ordigno che aprì una breccia di circa 12 metri nello scafo. L’attacco provocò 17 morti e 39 feriti, rischiando di affondare la nave.

Quel episodio segnò uno spartiacque per la Marina USA, che da allora ha rivisto profondamente procedure, difese ravvicinate e sistemi di sorveglianza contro minacce asimmetriche, in particolare quelle provenienti da piccole imbarcazioni veloci o non identificabili.

Oggi, a distanza di 25 anni, quello scenario torna attuale. Nelle acque strategiche dello Stretto di Hormuz, il rischio non è più legato solo al terrorismo internazionale, ma anche a possibili escalation militari tra Stati, mine navali e azioni di disturbo contro il traffico commerciale.

Secondo quanto riportato, negli ultimi giorni si sarebbero registrati episodi di tensione in mare, con segnalazioni di attacchi a navi commerciali e operazioni di interdizione da parte delle forze statunitensi nell’ambito del rafforzamento del controllo navale.

Gli analisti militari si interrogano ora su un punto chiave: le contromisure sviluppate dopo la USS Cole sono sufficienti a proteggere le unità navali in un contesto moderno, dove la minaccia può arrivare in forme rapide, ibride e difficilmente prevedibili?

La risposta a questa domanda potrebbe essere decisiva non solo per la sicurezza della flotta americana, ma anche per la stabilità di uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta.