Ayman Mohamad Ghazali attacca la sinagoga Temple Israel: possibile vendetta dopo la morte di familiari in un raid israeliano in Libano
Un uomo di 41 anni, identificato dalle autorità statunitensi come Ayman Mohamad Ghazali, immigrato libanese naturalizzato americano, è ritenuto responsabile dell’attacco avvenuto contro la sinagoga Temple Israel di West Bloomfield, nello Stato del Michigan. L’episodio, definito “tragico” dal Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti (DHS), si è concluso con la morte dell’assalitore, il ferimento di una guardia di sicurezza e un incendio che ha danneggiato parzialmente l’edificio religioso.
Secondo quanto comunicato dal Department of Homeland Security, Ghazali era nato in Libano nel gennaio 1985 ed era entrato negli Stati Uniti nel maggio 2010 con un visto di immigrazione IR1, destinato ai coniugi di cittadini americani. Dopo aver presentato nel 2009 le richieste per i documenti di immigrazione, approvate nel 2010, aveva successivamente ottenuto la cittadinanza statunitense il 5 febbraio 2016, dopo aver presentato domanda di naturalizzazione nel 2015.
Le autorità federali non hanno ancora indicato ufficialmente un movente preciso. Tuttavia, diverse testimonianze raccolte dalla stampa locale suggeriscono che l’uomo potrebbe aver agito sotto l’effetto di un forte trauma personale legato al conflitto in Medio Oriente. Alcuni vicini hanno riferito che Ghazali avrebbe recentemente perso diversi familiari in Libano durante un attacco israeliano.
Il sindaco di Dearborn Heights, Mo Baydoun, ha confermato in una dichiarazione che l’uomo avrebbe perso “diversi membri della propria famiglia, tra cui una nipote e un nipote”, in un raid che ha colpito la loro casa all’inizio di marzo. Un vicino ha inoltre raccontato che anche il fratello dell’uomo sarebbe stato ucciso di recente durante un attacco.
Il contesto regionale è particolarmente delicato: dopo l’inizio della guerra tra Israele e Iran il 28 febbraio, le operazioni militari israeliane in Libano si sono intensificate.
Ghazali, secondo quanto riferito da residenti della zona, viveva a Dearborn Heights, nell’area metropolitana di Detroit, dove si concentra una delle più grandi comunità libanesi degli Stati Uniti. Alcuni vicini hanno descritto la scena nel quartiere come insolita nelle ore successive all’attacco, con agenti di polizia in borghese presenti nell’area.
Le indagini delle autorità federali e locali restano in corso per chiarire la dinamica completa dell’attacco e verificare se vi siano stati eventuali contatti o influenze esterne che possano aver contribuito alla radicalizzazione dell’uomo.
