Sabotaggi alle ferrovie: il silenzio che fa più rumore dei treni
di Paolo Fedele *
Non chiamiamoli “ragazzate” né semplice vandalismo. Colpire le linee ferroviarie significa colpire il cuore del Paese. Ogni cavo tagliato, ogni impianto manomesso sulla rete di Rete Ferroviaria Italiana non è un gesto simbolico: è un atto contro lavoratori, studenti, famiglie. È un attacco diretto a un servizio pubblico essenziale.
Eppure, su questi episodi cala troppo spesso una cappa di ambiguità. Si minimizza, si parla di “disagi tecnici”, si evita di affondare il colpo sul contesto che li genera. Se dietro ci sono frange antagoniste ed estremiste, come ipotizzato in diverse indagini, è giusto dirlo con chiarezza. Perché sabotare infrastrutture non è dissenso: è sabotaggio. Punto.
Fa rumore anche un altro squilibrio: quando le forze dell’ordine intervengono per prevenire scontri o contenere violenze, il dibattito esplode immediatamente. Quando invece vengono colpite infrastrutture strategiche, il confronto pubblico sembra più tiepido, più prudente, quasi imbarazzato.
La verità è semplice: uno Stato serio non può tollerare che minoranze radicali mettano sotto scacco milioni di cittadini. Non è una questione di destra o sinistra. È una questione di legalità, sicurezza e rispetto per chi ogni giorno prende un treno per andare a lavorare.
Chi attenta alle ferrovie attenta al Paese. E il Paese ha diritto a una risposta netta, senza sconti e senza silenzi.
* Riceviamo e pubblichiamo
