Montesanti cita Virgilio e si rivolge a Meloni: “La civiltà si misura da come trattiamo gli indifesi, anche da morti”
Un richiamo alla coscienza storica e morale del Paese, affidato ai versi immortali del Publio Virgilio Marone. È quello che lo storico Antonio Montesanti ha rivolto pubblicamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, citando un celebre passo del VI libro dell’Eneide.
«Haec omnis, quam cernis, inops inhumataque turba est; / portitor ille Charon; hi, quos vehit unda, sepulti», scrive Montesanti riportando il testo latino e la traduzione: «Tutta questa folla che vedi è misera e insepolta; quello è il traghettatore Caronte; questi che l’onda trasporta sono i sepolti».
Il riferimento è al momento in cui Enea, guidato dalla Sibilla, scorge le anime in attesa di attraversare il fiume dell’Ade. Un passaggio che, sottolinea lo storico, non rappresenta soltanto una scena poetica, ma un fondamento culturale del mondo greco-romano: la sepoltura non era un dettaglio rituale, bensì una condizione giuridica e religiosa imprescindibile per accedere all’aldilà.
Nel suo intervento, Montesanti ricorda come, secondo la concezione antica, chi non riceveva esequie restasse sospeso sulla riva, impossibilitato ad attraversare il fiume, condannato a vagare per cento anni prima di ottenere il passaggio. La pietas – valore cardine della civiltà romana – imponeva la sepoltura come dovere morale e civile. Negarla significava escludere dalla comunità anche dopo la morte.
Tra quella “turba inops”, Enea riconosce Palinuro, il compagno caduto in mare. Ed è proprio l’immagine del mare a diventare centrale nella riflessione dello storico: elemento che salva alcuni e ne priva altri perfino del rito funebre. «Il vero orrore – osserva Montesanti – non è morire, ma morire senza memoria, senza nome, senza terra».
Il riferimento implicito è alla tragedia dei migranti morti nel Mediterraneo, vittime spesso senza riconoscimento e senza sepoltura. Una ferita contemporanea che, nelle parole dello storico, richiama direttamente la lezione di Virgilio. La citazione assume così il valore di un monito politico e morale.
«A quante migliaia di vite sia stata negata sepoltura, naufragate tra la loro terra e la nostra, fermando nei porti i tanti giovani che volevano salvarli?», si chiede Montesanti. Una domanda che chiama in causa le scelte istituzionali e il senso di responsabilità collettiva.
Il messaggio si chiude con un’affermazione netta: «Virgilio ci dice che la civiltà comincia dal modo in cui dimostriamo responsabilità verso chi non può più difendersi e dal modo in cui trattiamo gli indifesi… anche da morti».
Un intervento che intreccia letteratura classica e attualità politica, affidando alla forza dei versi antichi una riflessione sul presente e sul significato stesso di umanità.
