Usa, la Camera sfida Trump e approva il blocco dei dazi al Canada: ora la parola passa al Senato

Donald Trump

Colpo di scena a Washington. La Camera dei Rappresentanti, a maggioranza repubblicana, ha approvato una risoluzione per bloccare i dazi imposti al Canada, segnando una frattura politica significativa all’interno del partito del presidente Donald Trump. La misura è passata con 219 voti favorevoli e 211 contrari, grazie anche al sostegno di sei deputati repubblicani che hanno scelto di unirsi ai democratici per fermare le tariffe.

La risoluzione dovrà ora affrontare l’esame del Senato, dove si preannuncia un confronto altrettanto acceso su uno dei temi centrali del secondo mandato di Trump: la politica commerciale fondata sull’uso dei dazi come leva negoziale.

Poco prima del voto, il presidente aveva lanciato un duro avvertimento ai membri del Congresso del suo stesso partito. In un messaggio pubblicato sul social Truth, Trump aveva scritto che “chiunque voterà contro i dazi la pagherà alle elezioni, anche alle primarie”, ribadendo che le tariffe stanno garantendo agli Stati Uniti “una grande sicurezza”, poiché “il solo nominarle spinge gli altri Paesi ad accettare le nostre richieste”.

Non solo. In un altro post, il tycoon aveva attaccato frontalmente il Canada, accusandolo di essersi “approfittato di noi dal punto di vista commerciale per decenni” e definendolo “fra i peggiori con cui avere a che fare”.

I dazi rappresentano uno dei pilastri della linea economica dell’amministrazione Trump nel suo secondo mandato. La Casa Bianca ha più volte sostenuto che le tariffe siano uno strumento efficace per rafforzare la sicurezza economica e nazionale, oltre che per ottenere condizioni più favorevoli nei negoziati commerciali internazionali.

Tuttavia, la strategia non è priva di conseguenze. Le misure hanno generato tensioni diplomatiche con diversi partner commerciali e acceso il dibattito interno negli Stati Uniti. Sul fronte economico, le critiche si concentrano soprattutto sull’impatto sui consumatori americani: sebbene i costi aggiuntivi risultino, almeno finora, inferiori rispetto alle stime iniziali più pessimistiche, il tema resta al centro dello scontro politico.

Un altro elemento controverso riguarda il ricorso da parte del presidente a poteri emergenziali per imporre i dazi senza un esplicito via libera del Congresso, scelta che ha sollevato interrogativi istituzionali e rafforzato l’opposizione democratica.

I democratici accusano l’amministrazione di contribuire all’aumento del costo della vita e prevedono possibili ripercussioni elettorali per i repubblicani, in particolare nelle prossime competizioni per i governatori previste nel 2026.

Il voto della Camera rappresenta dunque non solo un passaggio legislativo, ma anche un segnale politico: all’interno del Partito Repubblicano emergono crepe su una delle misure simbolo della presidenza Trump. Ora l’attenzione si sposta al Senato, dove si capirà se la fronda interna si trasformerà in una vera e propria svolta nella politica commerciale degli Stati Uniti.