Alemanno dal carcere: “La Cassazione mi nega l’applicazione delle nuove norme, ma la Corte europea accoglie il mio ricorso”
Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e leader del movimento politico Indipendenza, affida a una lunga dichiarazione dal carcere di Rebibbia la sua reazione alla recente decisione della Corte di Cassazione, che ha respinto per la seconda volta la richiesta di applicazione delle nuove norme sull’abolizione del reato di abuso d’ufficio e sulla ridefinizione del traffico d’influenze.
Secondo quanto riferisce Alemanno, la Suprema Corte ha confermato in via definitiva la condanna a un anno e dieci mesi per traffico d’influenze, oltre a quella per finanziamento illecito ai partiti, ritenendo non applicabili le modifiche legislative approvate dal Parlamento nei mesi scorsi. Una decisione che l’ex sindaco definisce “incomprensibile”, sostenendo che la sua condanna poggerebbe su un presupposto giuridico ormai venuto meno.
Alemanno ricostruisce la vicenda ricordando di essere stato condannato per aver, quando era primo cittadino, presuntamente indotto un dirigente comunale a commettere un abuso d’ufficio, accelerando il pagamento di fatture legittime e scadute a favore di una cooperativa sociale in difficoltà nel pagamento degli stipendi a lavoratori socialmente fragili. Con l’abolizione del reato di abuso d’ufficio, afferma, sarebbe dovuto automaticamente cadere anche quello di traffico d’influenze. La Cassazione, invece, ha ritenuto che la condotta potesse configurare un diverso reato, il cosiddetto “peculato per distrazione”, introdotto di recente nel Codice penale.
Una ricostruzione che Alemanno contesta duramente, sostenendo che non vi sarebbe stata alcuna distrazione di risorse pubbliche, dal momento che le fatture erano comunque dovute. Inoltre, sottolinea come il dirigente indicato come soggetto “influenzato” non abbia mai ricevuto un avviso di garanzia per abuso d’ufficio, avendo il tribunale ritenuto credibile la sua versione secondo cui i pagamenti non furono anticipati scavalcando altri, ma semplicemente accelerati nei tempi burocratici.
Accanto alla notizia del rigetto in Cassazione, Alemanno richiama però un altro elemento che definisce decisivo: nello stesso giorno, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dichiarato ammissibile il suo ricorso, presentato proprio sulla mancata applicazione delle nuove norme. Un passaggio che apre ora alla convocazione di un’udienza a Strasburgo, chiamata a riesaminare l’intera vicenda giudiziaria.
Nel suo intervento, l’ex sindaco ripercorre anche le tappe principali della sua storia giudiziaria, a partire dall’inchiesta “Mafia Capitale”, nella quale fu inizialmente accusato di associazione mafiosa, accusa poi archiviata dagli stessi pubblici ministeri e definitivamente esclusa dalla Cassazione. Ricorda quindi la condanna per corruzione in primo e secondo grado, successivamente annullata dalla Suprema Corte con la derubricazione del reato a traffico d’influenze, ma accompagnata, secondo Alemanno, da una pena comunque sproporzionata.
Alemanno lamenta infine la revoca dell’affidamento in prova, avvenuta quando la pena era quasi interamente scontata, e il conseguente ritorno in carcere, motivato – a suo dire – dall’aver tenuto conferenze politiche durante trasferte di lavoro regolarmente autorizzate.
“Ora attendiamo la decisione della Corte Europea – conclude – nella speranza che venga finalmente riconosciuto che questo traffico d’influenze non esiste. Dopo dodici anni di esposizione mediatica, oltre un anno di carcere e un lungo percorso giudiziario, resta una domanda aperta: tutto questo è avvenuto davvero per nulla, o perché ero ed ero rimasto scomodo?”.
