La Poesia di Nardo incontra la filosofia di Sant’Agostino e Kierkegaard
di Saverio Fortunato *
Nel volume A tu per tu, Domenico Nardo presenta una collezione di riflessioni poetiche che si confrontano profondamente con questioni esistenziali, sociali e spirituali, inquadrate all’interno di una visione del mondo cristiana. Pubblicato da Adhoc Edizioni nel 2014, questo libro si basa sui lavori precedenti dell’autore, Un raggio di sole (2010) e Amarsi per amare (2012), per esplorare la condizione umana in mezzo a crisi contemporanee.
Nei contenuti e nell’approccio, Nardo può essere paragonato a filosofi quali Sant’Agostino e Søren Kierkegaard. Similmente ad Agostino nelle Confessioni, Nardo si confronta con l’inquietudine interiore – “il nostro cuore è inquieto” – cercando risoluzione nell’incontro divino, dove i fallimenti personali cedono alla grazia. Analogamente, l’enfasi sul dialogo intimo, guidato dalla fede, con il divino parallela il concetto kierkegaardiano del “cavaliere della fede” in Timore e tremore, dove l’impegno soggettivo con Dio trascende le norme razionali della società, favorendo un’esistenza autentica in mezzo all’angoscia esistenziale. Tali paralleli evidenziano l’opera di Nardo come un’estensione poetica della teologia filosofica, che collega introspezione e azione.
Nardo può essere paragonato anche al pensiero di Søren Kierkegaard giacché entrambi, sul piano esistenziale e teologico, evidenziano una comune enfasi sull’esperienza soggettiva della fede come risposta all’angoscia umana. Kierkegaard, nel suo Timore e tremore (1843), introduce il concetto del “cavaliere della fede”, incarnato nella figura di Abramo, che rappresenta l’individuo capace di un “salto” irrazionale verso Dio, sospendendo l’etica universale in favore di un impegno assoluto e personale con il divino. Analogamente, Nardo struttura la sua poesia come un dialogo intimo – “a tu per tu” – con Dio, in cui il soggetto poetico affronta le alienazioni contemporanee (quali la tecnologia disumanizzante o il degrado morale) non attraverso ragionamenti sistematici, ma mediante un atto di fede che trascende le norme razionali della società. In questo senso, le riflessioni di Nardo sull’inquietudine interiore, provocata da un mondo in cui “il computer acceso / il cervello spento” genera violenza e confusione, riecheggiano l’angoscia esistenziale kierkegaardiana descritta in La malattia mortale (1849), dove l’individuo è sospeso tra disperazione e possibilità di salvezza solo attraverso un rapporto diretto con l’Assoluto.
Inoltre, entrambi gli autori criticano l’istituzionalizzazione della fede, privilegiando l’autenticità individuale. Kierkegaard, nelle sue opere pseudonime e negli scritti edificanti, attacca la “cristianità” borghese del XIX secolo, vista come una forma vuota di religiosità collettiva che allontana dal vero impegno personale con Cristo. Similmente, Nardo, pur ancorato a una prospettiva cattolica, denuncia le distrazioni moderne – come la manipolazione genetica o l’erosione dei valori naturali – come ostacoli a un’autentica relazione con il divino, esortando a una misericordia e speranza che emergono dall’incontro personale, non da strutture ecclesiastiche rigide. Le prefazioni al volume, che allineano l’opera a un “apostolato poetico” ispirato a Papa Francesco, rafforzano questo parallelo, evocando il Kierkegaard di Esercizio del cristianesimo (1850), dove la fede è un cammino solitario e paradossale, capace di redimere l’esistenza frammentata.
Questi parallelismi non solo arricchiscono l’interpretazione di A tu per tu come estensione poetica della filosofia esistenziale cristiana, ma sottolineano come Nardo, al pari di Kierkegaard, utilizzi la forma espressiva – poetica anziché filosofica – per invitare il lettore a un atto di trascendenza soggettiva, trasformando l’angoscia in opportunità di grazia. Tale affinità rende l’opera di Nardo un contributo rilevante alla tradizione teologico-esistenziale, meritevole di ulteriori studi comparativi.
* Rettore Istituto Criminologia.it
